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Il Re CenZore

se ne sentiva proprio la mancanza...

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X-Men, giorni di un futuro passato: praticamente una supercazzola

X-Men, giorni di un futuro passato: praticamente una supercazzola
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Days of future past è il titolo inglese originale del nuovo episodio dedicato agli X-Men. Dunque non c'entra stavolta nessun genio della traduzione italiana nella supercazzola firmata Marvel. Con la scusa di ispirarsi a una saga apparsa realmente negli albi a fumetti nell'insospettabile 1981, stravolgendola ben bene, Bryan Singer ci consegna un gran polpettone preso da morsi del Batman nolaniano, mescolato con l'irritante giravolta di Inception, e rivestito della patina stantia della serie Life on Mars. Cerchiamo di mettere ordine, dove ordine non c'è? Proviamoci. Wolverine è il personaggio più riuscito di tutta la saga degli X-Men, tanto che lo fanno apparire anche dove non c'entra niente. Così per l'ennesima volta è lui il protagonista di tutta la storia, visto che gli altri interpreti riescono abbastanza sgonfi, nonostante le altissime potenzialità, e fatta eccezione per i due assi Patrick Stewart/Charles Xavier e Ian McKellen/Magneto che però ormai sono avanti con gli anni e sono pessimamente rimpiazzati dalle loro versioni giovanili da James McAvoy, piagnucoloso oltre il tollerabile e Michael Fassbender troppo impegnato a mostrare gli addominali per risultare credibile come cattivo, per la qual cosa ci vorrebbe molto più spessore. Dunque è tutto affidato alle potenti spalle di Wolverine, che Hugh Jackman riesce a interpretare bene. Però la storia si attorciglia su se stessa. In un ipotetico futuro disastroso gli X-Men sono braccati dalle Sentinelle, imbattibili biodroidi sintetizzati con il dna di Mystica, che somigliano al mostro asgardiano contro cui si batte Thor nel magnifico film di Kenneth Branagh, e che li tengono sotto assedio in un posto sperduto oltre la muraglia cinese. C'è un'unica via di salvezza: grazie ai poteri di una giovane mutante rimandare Wolverine indietro nel tempo per impedire che Mystica uccida il creatore delle Sentinelle e modificare così il futuro. Wolverine si risveglia così nel passato, esattamente nel glorioso 1973, con l'incarico di andare a scovare i compagni, convincerli dell'importanza della sua missione e porre riparo a tutto. L'idea non è nuova affatto. Innanzitutto la scelta di rimandarlo proprio nel 1973 è copiata pari pari dalla serie Life on Mars, ottima nella sua prima versione ideata e prodotta dalla BBC nel 2006 e poi ripetuta in peggio solo un paio d'anni dopo dall'americana ABC. E poi il sovrapporsi della doppia linea temporale fra passato e presente, oltre a ripetere l'ormai spremutissima Macchina del Tempo di H.G. Wells, si rifà moltissimo anche a Ray Bradbury che aveva ipotizzato che uccidere per sbaglio una farfalla nel passato avrebbe avuto inimmaginabili ripercussioni nel presente. Infatti gli eventi che scatena Wolverine nel passato cambiano il presente continuamente, senza però che la storia ne tragga molto vantaggio. Eccezion fatta per la scena della liberazione di Magneto, grazie all'imprevedibile Pietro che interpreta l'unico momento realmente divertente del film, il resto della storia è permeata di cupezza e angoscia. E dove c'è solo cupezza e angoscia, senza che la luce si accenda nemmeno per un minuto, nonostante le fascinose movenze e la bellezza intrinseca di Mystica, la rottura di maroni è dietro l'angolo. La doppia linea temporale del film, che si avvolge attorno a se stessa più che costituire una nuova visuale, si giustifica solo nella raccolta di visioni da film già passati e nell'ipotesi di nuovi sviluppi nei prossimi, in cui potremmo vedere Wolverine, ormai 60enne e imbolsito, combattere contro i dinosauri o correre a salvare qualche principessa medievale. La sua grinta, le lame di adamantio, la sua sfrontatezza, tutto andato. Non c'è più il suo fascino, rimane l'atroce lagna per l'amore perduto, Jean. Che poi, alla fine, visto che tutto ovviamente è andato per il meglio, è tornata con Ciclope, che tra l'altro continua a somigliare a Giancarlo Fisichella. Così Wolverine se l'è presa in quel posto anche su questo. A cosa son servite tutti i ripensamenti sull'amore perduto? A nulla, come sempre. Avrà pure le lame di adamantio, ma non ha più le palle da supereroe. Forse questo il simbolo finale di tutto il film? Un amaro in bocca dal retrogusto squallidamente grillino? Perfino Wolverine è uno normale, come tutti noi? Come Vito Crimi e Paola Taverna? Che immagine squallida...

 

 

 
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