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Pubblicato da Giuseppe Catalano

Se a me mi non si dice, a me non mi si può dire? Manco. Però sta frase inizia con a me non mi.
A me non mi avrebbe mai convinto nessuno a fare una sorta di patto con l'umanità per farmi dire sempre solo e incondizionatamente si. Io amo il no. Il no è bello. Il no è una barriera di protezione. E non ve ne uscite con cagate da para-psicologi (molto più interessante la parapsicologia tout court), è una barriera di protezione contro l'invadenza altrui. Ci vieni a fare questa cosa in questo posto pieno di questa gente? No. Risposta che arriva secca molto prima di metà frase. Eppure il film in cui il protagonista vive una vita molto simile a quella che conduco io, solo che la sua è un po' più divertente, e all'improvviso comincia a dire di si a tutti è molto molto molto divertente. All'epoca dell'uscita sto film fu un po' snobbato dalla critica. Ma quelli che ne capiscono? "La solita commedia americana" ... "Jim Carrey sa solo fare le facce" ... "Peccato che Zooey si sia invischiata in questa cosa lei che è una cazzuta e indipendente, da lei non me l'aspettavo"... "bla bla bla bla bla"... Tutte balle. La verità è che anche nella commedia gli americani sono avanti anni luce, anche grazie a talenti sopraffini come quello di Jim Carrey. Sinceramente anche io all'inizio della sua carriera lo guardavo un po' di sbieco. Scemo e più scemo, Ace Ventura, non sono certo capolavori del cinema. Ma poi guardatelo in The Mask, o nel ruolo dell'Enigmista in Batman Forever, o in ruoli anche più profondi di The Truman Show ed Eternal Sunshine of a Spotless Mind (ho giurato che il titolo italiano non lo pronuncerò, nè scriverò, finchè campo). E' semplicemente meraviglioso. E solo lui può rendere affascinante un film che altrimenti rimarrebbe una semplice commedia. Che già di per sè è ottima.
Dunque tutti diciamo sempre e continuamente no. A qualunque cosa. Mi trovo in una città in cui ogni giorno c'è un corteo, una manifestazione, una passeggiata, un qualcosa che serve per lo più a intasare un traffico già incasinato di suo. E tutto perchè? Al 99% per dire NO a qualcosa. No al governo, no a questa o quella legge, no al vaticano, no alla scuola, no ai missili nucleari. No. Sempre no. Qualche volta poi si fa qualcosa per proporre, ma a chi volete che importi? Il si non chiude vie, non apre il dibattito, non cambia le cose. Manco il no. Ma quello è un altro discorso. Il si non è rivoluzionario, per chi ama definirsi rivoluzionario con il volto coperto e una bottiglia incendiaria nella mano. Invece il si è una grande rivoluzione. Una rivoluzione copernicana, se tutti dicessimo si. Ma si che mi frega? Capitiamo in una di quelle convention piene di gente strana che risponde in coro alle stimolazioni del guru/predicatore/furfante di turno. Ste cose succedono solo in America. E allora finiamo a farci convincere a dire sì. E appena fuori un barbone ci chiede un passaggio. Sì, e prenditi tutti i miei soldi e scaricami il telefono per chiamare qualche altro barbone. Sì, prendiamo il primo aereo che parte e finiamo a Lincoln, Nebraska. Che nessuno conoscerebbe se non fosse per Il Boss. E sì, sposiamoci con una iraniana sconosciuta. Sì, prendiamo lezioni di volo e di coreano. Finiremo per far accoppiare una commessa orientale con il nostro ex capo sfigato poi licenziato, o per salvare la vita a un uomo che vuole buttarsi dal cornicione, o a farci pregare dalla nostra ex che ci ha spezzato il cuore a passare la notte con lei. Tutti grandi traguardi, a patto di non tradire il giuramento solenne. Ma alla fine il giuramento solenne non esiste, se non nella mentalità pseudomistica e superstiziosa che in un modo o nell'altro appartiene a tutti. Piuttosto sarebbe più utile imparare a guardare le cose da un'altra angolazione, e a saper dire di no quando serve davvero. Quando si dice di si, le cose non cambiano granchè, and life goes on. Have a nice day.
Io comunque continuo a dire di no.

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