Sulle ali della libertà che il solito marketeer (esatta traduzione dall'inglese: marchettaro) ha suffisso al titolo italiano di questo gran film, in maniera inutile e inesatta, voliamo di palo in frasca come sempre, prendendo spunto dal soggetto principale di
Birdy. La follia. Come nasce la follia? Cosa implica? Oddio no, non vogliamo rubare il mestiere alla nuova psicotecnologa che scrive sul Re CenZore (Simi ti sbrighi a scrivere un nuovo pezzo?) per carità. Quindi ci guarderemo benissimo dall'elencare la casistica dei casi folli, o a tentare di spacciare per scientificamente interessante ciò che lo è solo da un punto di vista letterario. Perciò prendiamo in considerazione la follia che colpisce Birdy, che è un ragazzo di
Philadelphia che vive in un sobborgo ai margini di un campo da
baseball e la cui madre fa incetta di palle da baseball finite sotto casa senza restituirle mai. Ecco, se volessimo fare della scienza, diremmo
freudisticamente (cioè dal punto di vista di uno che ha letto un sacco di classici greci) che la follia del figlio discende dalla follia della madre. Ma la premessa è stata chiara, quindi torniamo a parlare di Birdy, che ha un padre amorevole ma di debole carattere, e che finisce in un modo o nell'altro a far parte della famiglia dell'amichetto del cuore, un inatteso
Nicolas Cage. Birdy lo fa
Matthew Modine. Ma mentre non ci siamo affatto stupiti della bravura di Modine nell'interpretare l'uomo uccello, a rivedere il film dopo tanti tanti tanti anni si rimane di stucco davanti all'interpretazione di Cage. Bravissimo. Un po' perchè per grande parte del film ha il volto fasciato in seguito a un'esplosione che gli ha portato via la mascella. Quindi ha poco da indugiare sulla sua unica espressione da attore. E poi perchè era giovanissimo, forse ingenuamente ancora convinto di voler fare l'attore nella vita, e non la superstar. Sì, ne parleremo anche più avanti, quando un attore diventa superstar, nel 90% dei casi si risolve ad assumere quella manciata di espressioni caratteristiche in tutti i film. Lui poi che ne ha una... Ma torniamo alla follia. Qual è la vera follia? Quella di un tizio che vuole convincersi a tutti i costi, con principi gnoseologici mica pippe, di poter essere in tutto e per tutto uguale a un uccello, o quella di chi non vuole accettare che qualcuno voglia pensare di essere un uccello? Alla fine è tutta questione di priorità. Nella vita ognuno sceglie le proprie. E se il 99% degli adolescenti ha in testa solo la
figa, se ne capita uno che alla figa è totalmente indifferente, allora costui è pazzo? Io sarei portato a dire di no. Anzi è uno che ha indovinato tutto nella vita, perchè quanto meno ti importa di qualcosa tanto più quella cosa te la ritrovi in mezzo ai piedi. In tutto questo, Nicolas Cage è uno che è andato a fare il
Vietnam, e poi anche Birdy lo ha seguito. E ne sono ritornati entrambi vivi per miracolo e con grossi traumi fisici e mentali. Ecco perchè l'ossessione di Birdy si amplifica fino a raggiungere la
catatonia. L'ossessione di essere un uccello, di vivere come un uccello. Qualcuno mi pare abbia detto che è scientificamente impossibile che un uccello possa volare. Lo fa perchè non sa di non poterlo fare. Ecco, questo concettino è alla base del
racconto da cui è stato poi tratto il soggetto del film. Birdy vuole diventare uccello, prima in maniera scientifica, costruendosi macchine leonardesche per volare che falliscono miseramente. E lui stesso indovina il perchè di quei fallimenti. Non devi pensare a come fare per essere un uccello, devi solo pensare di essere un uccello, e lo sarai. Si certo, come no. Io pure penso di essere milionario, a volte, ma non lo sono mai diventato. Però, visto che ci sono e l'ho messo pure nel titolo, parliamo anche del Barone
Manfred von Richthofen. Che c'entra? Nulla. O forse, chissà. Certo è che pure costui aveva una gran bella fissazione. Quella per il volo. Solo che lui lo faceva a bordo del
triplano Fokker nella
Luftwaffe (non sono sicuro si chiamasse già così) nella
prima guerra mondiale. Ed era l'asso che abbatteva in continuazione il
Sopwith Camel di
Snoopy. Ebbene, il
Barone Rosso, si è proprio lui, aveva una grande ossessione per il raggiungimento del suo obiettivo, ottenere il massimo riconoscimento dell'esercito prussiano, la croce di ferro o la medaglia al valore, ora non ricordo. Eppure, da lassù, tra le nuvole, von Richthofen riusciva nonostante tutto a tenere i piedi ben piantati per terra, e a non perdere la trebisonda. Il nostro amico Birdy, invece, la trebisonda sembra l'avesse smarrita già da un bel pezzo. E mentre è in stato catatonico si ritrova l'amico Cage mezzo fasciato in volto a ricordare momenti della gioventù, al fine di risvegliarlo. Ma perchè Cage lo vuole risvegliare? Perchè è ossessionato anche lui. La vera follia, in tutta questa storia, è la sua, che alla fine, dopo averne raccontate di tutti i colori, proprio come
Groucho fa con Bloch in coma in un vecchio numero di Dylan Dog, è in piena disperazione sull'orlo del collasso mentale. Se non chè Birdy finalmente parla. E gli dice: certo che ne spari tu di cazzate. Insomma una frase del genere. E poi scappano, e finiscono in terrazza. E mentre Cage si gira di qua e di là a cercare una via di fuga, Birdy sale su un cornicione e si butta giù. Cage grida NOOOOOOOOOOOO. E si affaccia al cornicione, e Birdy è là, mezzo metro più in giù, su un altro terrazzo adiacente e gli dice: Che c'è? Vale a dire, chi è il pazzo brutto coglione monoespressivo, io che voglio diventare un uccello o tu che pensi che mi voglia buttare di sotto?
Il finale, lo abbiamo raccontato tanto il film è di trent'anni fa, è magistrale.
Sir Alan dopo aver raggiunto il massimo del pathos durante tutto il film, alla fine alleggerisce tutto con una battuta molto british, che sdrammatizza il tutto. Se poi anche voi amate le canzoni di
Peter Gabriel, nel film ne troverete qualche troncone, riarrangiato solo per strumenti, senza voce, e questo piccolo capolavoro vi piacerà ancora di più.