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Pubblicato da Giuseppe Catalano

Il product placement cui facciamo riferimento non è solo quella regola approvata per legge da qualche mese che consente di sfruttare, dietro compenso, l'immagine di prodotti di mercato all'interno di produzioni cinematografiche o televisive. Sulla quale non ci pronunciamo, si può fare quindi ben venga. Qui il product placement riguarda anche, in senso molto più lato, il posizionamento del film di Max Bruno in un ben definito segmento di pubblico.
Da molto tempo mi frulla in testa di scrivere un piccolo elogio di Federico Moccia. Sì, inorridite, proprio quel Moccia lì. Quello che rimbambisce i ragazzini coi lucchetti e con le romanze d'ammore scemo. E' un genio. Dico davvero. Non è lui che rimbambisce i ragazzini. I ragazzini rimbambiti lo sono già di proprio con le loro mamme nevrotiche e i padri distanti (tanto dobbiamo restare nello stereotipo no?). Lui non fa altro che riciclare il loro linguaggio e inventare storie, assolutamente acritiche, per loro. E funziona. E vende. Quindi è un vero genio.
Max Bruno ha fatto qualcosa di simile, traslando il suo target. Ha preso non i quindicenni ma i trentacinque-quarantenni e ha scritto e girato una storia per loro, in cui i protagonisti sono loro. Guardatevelo e riconoscerete il vostro vicino di casa, il commerciante abituale, il prete della vostra parrocchia, il portiere del vostro stabile. Non rinonoscerete solo voi stessi, è evidente. Infatti il film è acritico, non a caso ha questo titolo. Sono acritico, quindi ingiudicabile. Affronta tutti i temi senza prendere una posizione, con giravolte e capriole un po' grottesche. Si riconoscono tutti perchè non parla di nessuno. Una paraculata mirabile. Espressa anche nell'usare nel cast, qua e là, contributi di attori molto popolari presso il target principale (che non a caso sono quasi tutti attori della serie, e del film in imminente uscita, Boris).
La storia del film è banale, ovviamente. I dialoghi, mi è stato fatto notare, sono di livello. Si. William Shakespeare e Tennessee Williams interrompono la loro partita a canasta per rimirare da lassù tanto talento. Però è vero, la storia funziona. Nel senso che interpreta tutto quello che è sotto l'occhio e l'orecchio dei trentacinque-quarantenni come li vediamo oggi. La malcelata invidia per chi illecitamente supera tutti gli altri. La distante critica soffocata della dissennatezza dei costumi. L'ovvio accettare tutto quello che viene, e contemporaneamente parlarne male. Però il cinema è un'altra cosa su...
Di spunti carini il film è pieno, anche troppo. Le gag a volte fin troppo scontate. Di quelle che fanno ridere in anticipo chi muore dalla voglia di sgolarsi a crepapelle. Max dimostra anche una certa sapienza nel manovrare le camere, che di questi tempi nel cinema italiano è quasi come un gol ai mondiali di Di Natale. Però? Tutto bene, il film al botteghino funziona, secondo i canoni dettati dal moccismo. Movimento ineffabile che ottiene il successo nonostante tutto. 
Io però ho un sospetto. Che Bruno abbia inventato il film per lanciare la canzone Sento il Sentimento, che ho già acquistato su iTunes e che, scommetto, impazzerà la prossima estate. Tanto che tra poco la odieremo in tanti. Farà più soldi con la canzone che col film, beato lui...
In definitiva il film fa cacare, però Massimiliano Bruno è un genio.

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