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Pubblicato da IlReCenZore

Creed: #YNWA

Non mi è mai piaciuta la retorica filoimperialista dei film di Rocky. Ma per tutto il resto, alcuni li ho molto amati, in particolare il primo e il mitico Rocky IV.
Andavo a scuola all'epoca di Ivan Drago e del celeberrimo "ti spiezzo in due!", e a quei tempi era piuttosto facile individuare nel pugile sovietico il cattivo cattivissimo, tanto cattivo che finiva per ammazzare a suon di pugni nientemeno che Apollo Creed. Che non è morto invano.
Oggi, scopriamo che Apollo ha un figlio dal nome che richiama un altro personaggio mitologico: Adonis.


Il giovane Adonis, per ovvi motivi, si fa chiamare Donnie e preferisce prendere il cognome della mamma, Johnson, anzichè quello glorioso del padre. Dopo una serie di peripezie si vede Donnie fare il suo ingresso nella nuova arena pugilistica, prima dello scontro finale, allestita all'interno del Goodison Park.


Ora, amico/a lettore/lettrice che stai leggendo e arrivato/a a questo punto non sai cosa sia il Goodison Park, sinceramente, te lo dico, non credo che potrai apprezzare il seguito.
Fatto sta che l'avversario di Donnie è un pugile inglese che tifa Everton, e per questo si "gioca" al Goodison Park. Nella mirabile ricostruzione dell'ambiente, tra le tantissime sciarpe blu che inneggiano al pugile di casa, spunta di tanto in tanto qualche sciarpa rossa della Kop. Ed è per questo che vedendo Creed entrare nell'arena, a me sono venuti i brividi, e ho immaginato Anfield e tutta quella marea rossa che intona all'unisono: You'll Never Walk Alone.

Questo secondo indizio, Kop, è definitivo, se fin qui non hai seguito, probabilmente abbandonerai la lettura.

Se invece hai deciso di restare ancora qui, seguimi.
Seguimi, perchè Creed non è il racconto dei grandi scontri della storia, non è l'allegoria delle superpotenze in competizione, non è la solita metafora sportiva infarcita di volemose bene e di finali zuccherosi.
No. Creed è una storia di uomini. Uomini che benchè abbiano calcato i ring più importanti della terra, arrivando a toccare il cielo, sono ripiombati nella polvere, destinati a perdere sempre contro lo stesso nemico: il tempo. Uomini che lottano giorno dopo giorno, e si trovano davanti alle difficoltà della vita di tutti i giorni. Non ci sono corse trionfali all'alba sulla scalinata di Philadelphia. Non ci sono maree di pubblico osannante. Non ci sono nemici da abbattere. L'avversario non è il pugile all'altro angolo del ring, ma è il protagonista stesso. E' contro di lui che bisogna combattere. E l'unico vero nemico è il tempo.
Contro il tempo che passa non si può fare niente, prima o poi ti batte. Non è un galantuomo, è implacabile e non vuole sentire ragioni. E allora cosa può convincere l'eroe a continuare la lotta e a non arrendersi?
Non una singola cosa, dico a caso: l'amore, l'amicizia, la famiglia. No, niente di tutto questo, eppure, contemporaneamente sì. Tutto questo insieme. E' la vita stessa.

Creed è un film in cui si scambiano colpi pazzeschi sul ring, ma le bordate più clamorose sono quelle che ci si scambia nei dialoghi. E' anche il film in cui il protagonista ha una fisicità pazzesca, ma ha anche una delicatezza imprevista. E' un film girato con i controcazzi e i controfiocchetti, con un accompagnamento sonoro da brividi e una colonna sonora sorprendente.
E' un film da vedere "senza se e senza ma", come direbbe il mio amico Alberto. E, caro Alberto, se troverai qualcosa da ridire, ti ricordo che c'è sempre il film su Papa Francesco che ti piacerà da morire!

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