se ne sentiva proprio la mancanza...
21 Febbraio 2014
La scena iniziale e quella finale di Pompeii, il film molto romanzato di Paul W. S. Anderson sul disastro che colpì Pompei ed Ercolano nel 79 d.C., coincidono. Si tratta di due corpi arsi che si avvolgono l'un l'altro in un disperato e tenero ultimo abbraccio. La trama, un po' semplicistica e scontata, spiegherà che si tratta dei due innamorati protagonisti del film che dopo mille peripezie si ritrovano, ultimi ancora in vita, travolti dalla pioggia di fuoco che non lasciò nemmeno un superstite.
Certo, chi pretende di trovare un barlume di verità storica in questo film deve starne alla larga. Potrebbe sembrare verosimile la storia di un Celta ultimo superstite della sua tribù che si ritrova a fare il gladiatore nell'arena di Pompei, come tra l'altro è stato già raccontato eccellentemente dalla serie Spartacus. Ma che in età imperiale si faccia ritenere che la città vesuviana non sia una città romana, e che al contrario i romani vi siano mal visti, è un'invenzione romanzesca. Il punto è che Roma viene dipinta come spietata e arrogante conquistatrice, cosa che indubbiamente fu da un lato, ma in realtà fu anche il luogo dove l'arte politica raggiunse i suoi massimi livelli. La pax romana consentì lo sviluppo di popoli e culture, e sebbene vigesse la schiavitù, come del resto nell'America di poco più di un secolo fa, sono rari gli episodi di razzismo e "colonialismo" dei romani nei confronti di altri popoli, come invece racconta il film.
Se il Ministero dei Beni Culturali, con il suo zelante (ormai ex) ministro Bray avesse avuto un minimo di cultura della comunicazione, avrebbe cavalcato questo film per rilanciare il sito archeologico di Pompei. Ma viviamo in Italia e dunque la cultura deve rimanere una cosa pallosa. Tornando al film, è dunque molto lontana la verità storica, se non in qualche piccolo riferimento alle suggestioni di Plinio il Giovane. Nel marasma, letteralmente, di questo film, pare emergere un principio che molto spesso dimentichiamo e che, forse in questi giorni più che in altri periodi, dovremmo tenere più a mente: una colata ci seppellirà. A poco valgono gli scontri tra persone e tra popoli, tra Grillo e Renzi e tra governo e ribelli ucraini, se poi alla fine quello che ci attende è una fine più o meno drammatica ma comunque inesorabile. Immaginatevi la scena in cui i due corpi carbonizzati si abbracciano mentre tutto intorno è una lieve danza di frammenti di cenere sotto il cielo buio di nubi nere e bagliori di esplosioni laviche. La loro postura porterebbe a credere al fatto romantico: i due innamorati si stringono l'un l'altra nel momento della fine. Con tutti i loro trascorsi e il futuro che si interrompe in quel momento, cristallizzato dalla lava nell'eternità.
Ma pensate un attimo se un fantomatico vulcano fosse esploso sotto i culi di Renzi e Grillo durante la ridicola consultazione andata in live streaming a web unificato pochi giorni fa. Di loro sarebbe rimasto solo un agglomerato di cenere e roccia fossile, una scultura in cui la loro posizione avrebbe potuto assumere facilmente quella del film. Renzi e Grillo come due amanti che si stringono l'un l'altro nel momento della fine. Cosa sarebbero l'uno senza l'altro, in quel momento? A cosa valgono i trionfi alternatamente e vanamente supposti da ciascuna delle parti se poi il vulcano ti scoppia sotto il culo e ti trasforma in un cumulo di cenere? A cosa serve scaraventare tutto il proprio odio e la propria rabbia sul web contro degli sconosciuti che hanno l'unico torto di pensarla, legittimamente, al contrario di noi? A cosa serve imbrattare le sedi dei più autorevoli organi di informazione per ribadire la lotta contro la Tav? A cosa serve lottare contro (o pro) la Tav? A cosa serve arrovellarsi per cercare oscuri complotti spesso del tutto inventati pur di giustificare l'esistenza di un nemico contro cui ... ribellarsi dal comodo divano? Continuiamo pure ad azzuffarci e a far del nostro tempo un crogiolo melmoso di odio e violenza, se ci piace. Se invece non ci piace, e a me non piace, meglio cercare di divertirsi un po', in attesa della colata che ci seppellirà.
Chi invece volesse approfondire la realtà storica, come segnalatomi dalla prestigiosa archeologa Stefania Faro, vi invito a leggere la lettera a Tacito di Plinio il Giovane che descrive gli attimi furiosi dell'esplosione in cui perse la vita il suo zio Plinio il Vecchio, la descrizione dei corpi ritrovati a Ercolano e il documentario della BBC sull'eruzione di Pompei.
Pompeii: The Last Day (BBC)