Non guardo più i film di
Nanni Moretti. Questi "Nani Moretti", come lo apostrofa
Max Tortora nella cara vecchia parodia di
Alberto Sordi, non si capisce bene dove vogliano andare a parare, o forse si capisce fin troppo bene. Erede ultimo o quasi di quella corrente culturalsocialista sessantottina e contemporaneamente orfano di tutte quelle fregnacce che hanno portato i ribelli degli anni 60 a essere i dirigenti di oggi, quelli che sono sempre giovani fino a 60 anni, poi improvvisamente diventano vecchi e non mollano la poltrona finchè non crepano, quelli che tengono tutto fermo senza manco saperlo. Nanni Moretti, devo dire, nella sua antipatia di facciata e nel suo snobismo proclamato ("una stronzata" è il suo giudizio in "
Aprile" del film "
Strange Days") mi sta paradossalmente simpatico. Ne apprezzo l'intelligenza e la vivacità, ma faccio sinceramente fatica a digerire i suoi film. Finchè si trattava di
Ecce Bombo, con le sue follie adolescenziali versione colta del nerdismo alla
American Pie ante litteram, o di
Bianca, no non per carità quella scena della Nutella, piuttosto il disadattato che si sdraia sopra una bagnante incauta. E ancora il monologo incazzato su "le parole sono importanti!" di
Palombella Rossa ma anche il "D'Alema, dì qualcosa di sinistra, dì qualcosa". Allora si, era divertente. Ecco finchè Nanni era il disadattato andava bene così, gli si perdonava la pochezza tecnica, la parlantina saccente e lo sproloquio alleniano. Tutto perchè prendeva per il culo tutto e tutti. Compagni e avversari. Intellettuali e ignoranti. Meccanici e dirigenti. Poi com'è, come non è, forse passato qualche guaio (come l'ultimo toccante episodio di
Caro Diario) si è risollevato malvolentieri, buttandosi sulla facile retorica dei girotondini. Passando prima da un sopravvalutatissimo
La stanza del figlio. Sul quale non mi pronuncio ma cito. Cito il giudizio del ragionier
Ugo Fantozzi al potentissimo professor
Guidobaldo Maria Riccardelli riguardo
La Corazzata Potemkin. Ci siamo capiti no? Da lì in poi non saprei più che dire, se non ricollegarmi direttamente al
Caimano. Nel quale non si fa
nessuna fatica a identificare, anche senza volerlo minimamente, il personaggio principale con l'attuale presidente del consiglio. Una cosa nuova insomma, che oltre ad ammorbare con la sua ripetitività vuota, simboleggia anche la volontà, o la necessità, o perlomeno l'intento di voler raccontare la verità. Al cinema. Qualcuno ha mai visto la verità? Al cinema? Ma anche fuori ma lasciamo perdere. Ma al cinema? Dai...
Se non chè, il Nanni mi fa un altro film, che non saprei proprio di cosa parla, immagino del papa, visto il titolo, a margine del quale dichiara,
testualmente, "Io non sento il dovere di raccontare ai francesi o ai portoghesi cosa succede in Italia. Ho dei sentimenti su quello che mi circonda che di volta in volta diventa soggetto con personaggi e poi sceneggiatura e si porta dietro uno stile o un altro. Ogni volta racconto il sentimento che ho urgenza di raccontare". Insomma, un'inversione di tendenza direi, anche ben accetta. La verità non abita al cinema, checchè ne vogliano dire
Michael Moore e la sua larga, più che lunga, schiera di sostenitori.
Quanto ad Habemus Papam, non so se andrò a vederlo, probabilmente no. Mi rincuora però sapere che il Nanni non abbia voluto raccontare l'Italia attuale e se sentirò qualcuno dire che il film racconta la vera storia del Vaticano o di
Ratzinger o di alcunchè potrò girarmi dall'altro lato pensando: "aridanghete"...