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Il Re CenZore

se ne sentiva proprio la mancanza...

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VALLANZASCA - GLI ANGELI DEL MALE. mavaciapàiràt...

Nel 1973 Adriano Celentano, milanese di nascita, interpretò Rugantino nell'omonimo film. Rugantino, un personaggio classico romano, che avrebbe dovuto parlare romanesco. Adrianone lo rese simpatico grazie alla sua, di simpatia, con un romanesco tutt'altro che convincente e al limite del ridicolo. Adriano, ti voglio bene ma non ti si può sentire! 

La vendetta dei roman(esch)i arriva nel 2011 con Kim Rossi Stuart, che a dispetto del nome è romano e romanesco, ed ha interpretato un milanese doc come Renato Vallanzasca, in un milanese retorico, didascalico e ridicolo. In una parola, macchiettistico. Ecco se non l'unica, la maggiore nota stonata di Renato Vallanzasca - gli angeli del male, il nuovo discussissimo film di Michele Placido.

Sia chiaro, trattandosi di film italiano dovremmo baciare tutti per terra, ringraziare la beata vergine di non so dove e recarci in pellegrinaggio a Bollywood per espiare le brutture che il cinema tricolore ci propina in continuazione. E non parliamo delle polemiche sulla supposta apologia del criminale. Che qui non affrontiamo perchè, comunque sia, chi vuole informarsi sul vero Vallanzasca di materiale a disposizione ne ha, anche su internet. Il personaggio, di per sè, è sicuramente affascinante. Solo che questa maledetta identificazione col personaggio che impone oltre ai gesti, i fatti, anche il dialettalismo, ha rotto. Non è bastato vedere la migliore serie tv italiana di sempre, e di livello internazionale, rovinata dai grugniti dialettali della Banda della Magliana. Adesso arriva Rossi Stuart con la sua mammétta a romperci le orecchie. Placido ha insistito a raccontare che ha sottoposto la sceneggiatura all'attore romano per meglio ritagliare il personaggio. Altro grosso contributo alla sceneggiatura quello di Andrea Purgatori, criminalista del Corriere della Sera e di Carlo Bonini, di Repubblica. Solo che hanno un difetto pure loro. Sono romani. Ma facciamo un passo indietro e torniamo agli anni settanta, visto che ci siamo dentro fino al collo, e andiamo precisamente al 1974. Cazzo sembro Lucarelli! Nel 1974, appunto, Mario Monicelli (toscano) prese una sceneggiatura di Age e Scarpelli (bresciano il primo romano il secondo) e con Ugo Tognazzi (cremonese) girò un film eccezionale ambientato proprio a Milano e che ricrea in maniera letterariamente dettagliata la cosiddetta milanesità, Romanzo Popolare. Solo che per farlo al meglio chiamarono un linguista meneghino come Beppe Viola a ricamare i dialoghi, a scandire l'alfabeto di Tognazzi, tutto con il contributo musicale di Enzo Jannacci. Risultato: superbo. Colpo di scena! Uno degli attori non protagonisti di Romanzo Popolare sapete chi era? Michele Placido! Qua poi per le musiche Placido ha chiamato i Negramaro, che quando non cantano sono eccezionali. Salvo poi scoprire, con piacere, che ci sono anche i Calibro 35 nella colonna sonora. Allora mi viene il dubbio se i pezzi belli siano i loro o dei Negramari, ancora la cosa non mi è chiara...

Comunque, caro michelone placidone, tu che vieni da Ascoli Satriano che non so bene dove sia ma qualcosa mi dice che non è in provincia di Milano, perchè sei rimasto chiuso nel tuo guscio criminale, che va dalla Piovra a Romanzo Criminale, e non ti sei rivolto, che so, ad Andrea G Pinketts, tanto per fare un nome, per rendere quella parlata milanese credibile e non allegorica, didascalica e macchiettistica? Alla torta alla Vallanzasca manca la ciliegina.

Ma basta così perchè per il resto il film è ottimo. Non ai livelli di Romanzo Criminale anche perchè lì c'era un intreccio intricatissimo, qui la trama è praticamente un dentro e fuori la galera, in bilico sul sottile filo che corre tra le suscettibilità pregiudizievoli delle supposte opinioni pubbliche benpensanti, quelle che davanti a tutti nessuno dice pane al pane, ma poi tra quattro mura...

Film difficile, da tutti i punti di vista. E ottimamente riuscito. Ultimo ostacolo italico alla produzione quell'audio in presa diretta che è sempre penalizzante, e magari una scena di inseguimento bella cafona a levare il fiato l'avrei guardata con sommo piacere. Una c'è sotto a un tunnel, ma le automobili prese da dietro sembrano lente. E Kimmino è pur bravo, tuttavia. Certo la battuta cult del film, "non sono cattivo, ho il lato oscuro piuttosto pronunciato", è quella di un Anakin Skywalker al contrario. Uno che da Signore dei Sith diventa un Cavaliere Jedi. Un po' quello che è accaduto al vero Renè, che ora pare quasi un buddhista a leggerne il blog, non lo avete mai letto? Ormai l'ha chiuso da un bel po'. Nel film non mancano le belle ragazze, la Solarino da infarto. Ma il migliore in assoluto è Francesco Scianna, che interpreta uno dei protagonisti in maniera impeccabile. E quello coi baffi che fa il mitragliatore capo, pur somigliando a un ragioniere del catasto. C'è poi un tale Filippo Timi, che si autodefinisce attore, regista e scrittore, il quale non fa sta gran figura, soprattutto nell'intervista del cinemaniaco, dove si atteggia ad Al Pacino, e invece è un trombone. Se lo incontrate per strada, ignoratelo, voltatevi dall'altro lato. Lui cercherà con ogni probabilità di catturare la vostra attenzione. Con qualche colpo di tosse posticcia vi attaccherà gli occhi in fronte, e se per sbaglio incrocerete il suo sguardo sarete finiti. Scappate a gambe levate. O finirete travolti da sillabe iperdiaframmate e moleste nuvole di fumo.

 

 

 

 

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A
Io vorrei fare un applauso a Kim Rossi Stuart! Tralasciando il resto delle cose postate da te, che possono essere più o meno discutibili. Una cosa è indiscutibile ed è l'interpretazione del protagonista del film, che è stato a parer mio strepitoso, preciso, senza sbavature, maniacale nelle smorfie del viso (tutte azzeccatissime)in alcuni ciak sembra di vedere il miglior Brad Pitt. Ma qui siamo affetti dalla sindrome dello straniero. Complimenti
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A
Ascoli Satriano è in PUGLIA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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I
e la puglia non è vicino milano, giusto??
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A
che vitaaaaaaaaaaaaaa di merdaaaaaaaaaaa
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