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Il Re CenZore

se ne sentiva proprio la mancanza...

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FRANKENSTEIN JUNIOR. SI - PUO' - (RI)FAREEEEEEEEEEEEEE!!!

La notizia mette l'acquolina in bocca solo a leggerla. Io credo che non ci sia spettatore che non abbia visto almeno un paio di volte questo film. Il capolavoro di Mel Brooks, frutto di una riuscita scrittura, dei personaggi azzeccatissimi e della trama a tratti avvincente, caso raro per una commedia. Allora andiamo subito al sodo. Il 2 e 3 febbraio prossimi, in una serie di sale cinematografiche distribuite in tutta Italia (purtroppo non sono ancora state comunicate), riavverrà la proiezione di uno dei più bei film di sempre. Quel bianco e nero magico, l'iniziale rifiuto di Gene Wilder di sentire il suo nome accostato a quello del celebre antenato (Frankenstiiin, ripete a chi lo chiama Frankenstain), l'ambientazione pittoresca in un remoto paese dell'Europa. Quanti elementi. Lo strambo Igor (aigor) con le sue battute irresistibili. E i brani che sono stati estrapolati dal film facendone il mito e la storia. Castello Ululì, Lupo Ululà. Stavolta un plauso va ai traduttori che sono stati capaci di rendere in italiano intricatissime battute in inglese. Frankenstein: Werewolf? Igor: There. Frankenstein: What? Igor: There, wolf. There, castle. Geniale. E intraducibile. Eppure per una volta ce l'hanno fatta. Momenti di alta comicità e contemporaneamente di aspra critica sociale. Ok detto così fa cacare. Ma la mancata integrazione e il rifiuto del mostro da parte del popolo, e poi l'esibizione del mostro stesso a Broadway in un grottesco e lugubre ballo sulle note di Puttin' On The Ritz, che il titolo non dice niente ma la melodia è celeberrima. Tutto nella migliore tradizione della commedia classica. Si anche questo a leggerlo fa schifo, ma provatevi voi a usare altre parole. E le metafore stretchate - ecco un orribile anglismo contenti? - fino a diventare metafore al quadrato, all'ennesima potenza. E le allegorie sessuali. La fidanzata del dottore che dopo aver giaciuto con il mostro si risveglia con un'acconciatura alla Marge Simpson con due mesches verticali e canta le opere liriche. Il dottore che si scopa l'infermiera, altro topos postmoderno. Quante ce ne sono? Ma forse, la battuta più riuscita è quando i due mattatori, Gene Wilder e Marty Feldman, stanno scavando una fossa al cimitero per reperire 'materiale umano' per gli esperimenti di Frankenstein. E allora il dottore fa: che lavoro schifoso. E Igor: potrebbe esser peggio! Frankenstein: e come? Igor: potrebbe piovere! E giù un temporale pazzesco. Praticamente un succo concentrato della storia dell'umanità, riassunta in maniera scientifica dal famoso scienziato Murphy, da cui la celebre legge. Se qualcosa può andar male, lo farà. Ma probabilmente la scena che rimane maggiormente impressa di Frankenstein Junior è quando il dottore dopo mille fallimenti si tuffa nell'esperimento e in qualche modo intuisce che può avere successo. Allora sale su quel trabiccolo che lo porta sul tetto della casa a ricevere il fumine da cui trarre l'energia necessaria e mentre l'inquadratura stringe sul suo primo piano lui con massima esaltazione urla: SI PUO' FAREEEEEEEEEEEEEEEE!!!
E poi si scopre che è stato installato nel mostro un cervello malato, abnorme. Anche qui il gioco di parole è finissimo. Anche se facilmente traducibile stavolta. Il cartoncino sul campione diceva cervello abnorme. In inglese abnormal. Igor invece pensava che appartenesse a un tale A B Normal. Come se A e B fossero le iniziali del nome. Come tutto può andare a puttane per un semplice errore di interpretazione. Pare impossibile perchè tutto è spinto oltre i limiti del grottesco. Ma il successo planetario di questo film è dovuto alla capacità del pubblico di identificarsi con qualsiasi personaggio del film. Tutti abbiamo avuto in mente un progetto folle che abbiamo cercato di mettere in piedi senza riuscirci, e pietà e commiserazione per chi non l'ha mai fatto. Tutti abbiamo una gobba sulla schiena che ci ostiniamo a ignorare. Gobba? Quale gobba, fa Igor quando il dottore gli indica la palesissima deformità di cui è affetto. Ma lui non ci fa caso. Come noi non facciamo caso ai nostri nasi adunchi, o ad altri mille difetti fisici che ci portiamo dietro con noncuranza. E chi non ha mai desiderato di suonare una struggente melodia al violino nei momenti di maggior nostalgia e malinconia? Chi davanti alle situazioni più imbarazzanti non ha, almeno col pensiero, fatto qualche riferimento sconcio o inappropriato? Tutti noi abbiamo una piccola parte del mostro, del dottore, della sua fidanzata ninfomane, dell'assistente, del servo deforme, del capo della polizia storpio e di tutti gli altri magnifici personaggi del film. Che come in una grande macchina del carnevale riassumono ognuno sfaccettature caratteristiche dell'umanità. Come nella miglior tradizione della commedia classica. Lo so fa schifo sta frase. Per riprenderci, guardiamoci qualche spezzone del film, in attesa che arrivi febbraio e ci facciano sapere dove si può andare a vedere la proiezione. Inoltre, pare che chi acquisterà il biglietto del cinema per Frankenstein Junior riceverà un piccolo buono sconto per il Bluray del film. Praticamente un invito alla guerra. Corsa agli armamenti. Che la lotta abbia inizio.















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