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Il Re CenZore

se ne sentiva proprio la mancanza...

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THE SOCIAL NETWORK - Un bel film che però non è un film

Il film è bello, è fatto bene, ben montato e ben raccontato. Ma non è un film. L'ha scritto Zuckenberg, è chiaro. Non c'è un'idea di film dietro The Social Network. Non c'è un protagonista designato, ci sono quote di protagonista (51% Zuckenberg, 34% Saverin, 7% Parker, e altri). Non c'è una sceneggiatura, ma quote di sceneggiatura. Gli unici momenti in cui il film sembra un film è quando appaiono i gemelloni canottieri e il loro socio indiano. Visto che hanno firmato un accordo di silenzio/assenso con cui si sono messi in tasca la miseria di 65 milioni di dollari, non avrebbero avuto modo di influire sul film, quindi ci sono come pare al regista e fanno la figura degli allocchi viziati e figli di papà. Ma non credo che vai ad Harvard e primeggi solo perchè sei un figlio, anzi due, di papà e sei bravo a remare. Eppure la figura degli allocchi la fanno. Tutto il resto, è azionariato di Facebook.
Ci sono idee forti alla base del film, ma nessuna di queste viene sviluppata. Innanzitutto cosa fare per un'idea. No, vi prego. Lasciate perdere quel mistificatore di Platone e il suo Iperuranio. Le idee non sono entità astratte che fluttuano nell'etere in attesa di prendere corpo. Le idee sono concrete, estremamente legate al tempo e allo spazio. In questo periodo la cosa diventa sempre più chiara. Facciamo lavori che non riusciamo a spiegare ai nostri genitori. Ma non ci pagano per le nostre idee. Lavoriamo sulle nostre idee. Che è diverso. Le idee per le quali morire, difendere amici e parenti, sacrificare un'esistenza sono solo mistificazioni concettuali che piacciono tanto ai complottisti. Quelli stessi che dicono che Facebook è finanziato dalla Cia per controllare tutti. Amenità a parte, le idee per fare un buon film c'erano tutte. Fino a che punto uno studente sfigato e genialoide è disposto a mandare a puttane fidanzate e amici per portare avanti il suo progetto? Sarebbe stato interessante approfondire questo aspetto. Il progetto infatti è rivoluzionario, è la cosa migliore degli ultimi secoli senz'altro. Sfrutta il miraggio della democrazia di internet per diventare concretamente un contenitore dei cazzi degli altri. Alla fine perchè Facebook ha successo? Perchè ognuno si fa i cazzi degli altri. Cosa volere di più dalla vita? Neanche questo viene approfondito. E' solo un lato, marginale, del film.
Come fa a stare in piedi un progetto multimediale se non viene finanziato dalla pubblicità? Diventa pubblicità esso stesso. Diventa autoreferenziale. Chi ci investe non è chi cerca visibilità, ma chi crede nel progetto stesso, nella sua forza. Nemmeno questo viene approfondito.
Quello che si vuol far passare è che Facebook, come Napster, sia nato perchè uno studentello sfigato voleva rifarsi con la fidanzata che l'ha lasciato perchè preferisce i canottieri, o i giocatori di football. Gli stereotipi da campus americano ci sono tutti. A tratti sembra quasi American Pie. Le confraternite al limite della massoneria. Le studentesse disposte a tutto, ma proprio tutto pur di stare con i più fichi. Le feste a base di sesso sfrenato e alcol e droga. La fidanzata pazza che incendia il letto del ragazzo per pura insensata gelosia. Si sta quasi per tornare a Porky's quando per fortuna il film diventa un legal thriller. Con Zuckerberg così fico da tenere testa ai legali di Harvard e di una famiglia potentissima. E vorreste venire a dirmi che il regista pur di poter citare Facebook e i nomi dei reali protagonisti della vicenda non ha rinunciato a fare un film degno invece di calarsi le braghe di fronte all'imposizione di una sceneggiatura parziale? Ma se Parker è stato costretto a lasciare Facebook a seguito di un arresto per possesso di cocaina, perchè altrimenti si sarebbero svalutate le azioni... Ed è pure giusto che sia così. Poi, chi ci vuole vedere la lunga mano dei potenti per controllare le masse, beh, se le cose stessero veramente così, le masse meritano questo e altro. Molto altro.
Tornando al film/non film, bella la scena della gara di canottaggio. L'unico momento veramente cinematografico del film, che avrebbe potuto ambire a molto di più, se solo il regista e la produzione avessero avuto il coraggio di difendere il proprio progetto con metà della determinazione che ha dimostrato Zuckenberg. Anche la colonna sonora sarebbe da oscar. Trent Reznor fa musica fantastica, se non fosse che a un certo punto anche la colonna sonora si adegua al film, e diventa quasi anonima. Insomma, caro Fincher, come non hai avuto il coraggio di fare bei film in passato, azzerbinandoti al credito dei tuoi ispiratori, anche qui hai trascinato tutto verso il basso. Muore Sansone e tutti i filistei.


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