Immaginate due dei più grandi attori del cinema anni 60 e 70. Immaginateli protagonisti di un western violento, ricco di risvolti psicologici, con le giuste battute, la giusta fotografia e la colonna sonora di
Ennio Morricone. Ne esce fuori una pellicola validissima, a tratti strepitosa, coinvolgente e commovente. Merito di
Gian Maria Volontè, nel ruolo del timido professore nordista Brett Fletcher che, a causa di una malattia dei polmoni, è costretto a trasferirsi dal freddo New England al caldo Texas. Qui il remissivo insegnante viene a contatto con Solomon Beauregard Bennet, un istrionico e carismatico bandito impersonato da
Tomas Milian, 'er cubano de Roma' (che tra l'altro qui recita con la sua vera voce e non viene doppiato dal suo alter ego Ferruccio Amendola). Il democratico e pacifico uomo di lettere tenta di redimere il violento Beauregard ed in parte ci riesce, ma il prezzo che paga è altissimo: la sua coscienza. Uno continuerà ad agire con la testa, convinto di essere sempre in grado di dominare la situazione, l'altro continuerà sempre e solo ad agire col cuore.
Il film di cui stiamo parlando è
Faccia a Faccia, diretto da
Sergio Sollima (Sandokan) ed è parte di un'atipica trilogia non ufficiale insieme a
Corri uomo Corri e
Se sei vivo spara (regia di quest'ultimo di Giulio Questi e non di Sollima), tutti film in cui Tomas Milian esplora, nei suoi vari aspetti, la figura del bandito romantico, con una coscienza sociale (necessaria nel cinema dell'epoca della contestazione), affascinante, rigorosamente messicano ed alla ricerca di vendetta e vecchi conti da saldare. I due modificheranno a vicenda il proprio modo di vivere e vedere le cose, il professore subirà il fascino del fuorilegge, visto come uomo libero e coraggioso, mentre il bandito troverà modo di riflettere sul proprio modus operandi. Non manca il deus ex machina, il terzo incomodo necessario alla maturazione delle due coscienze: è l'agente Pinkerton
Charlie Siringo, interpretato da uno dei caratteristi per eccellenza dello spaghetit western, il compianto
William Berger.Tutto, dalla trama alla musica, maestosa, dominata da archi e fiati e composta dal maestro Morricone, contribuisce a rendere
FACCIA A FACCIA un caposaldo del cinema di genere italiano. La presenza di Volontè, col suo carisma, il suo modo di scandire le battute, la sua mimica facciale, rende il tutto indimenticabile. Vivamente consigliato per chi vuole immergersi nelle atmosfere tipiche di quell'Italia che produceva un film a settimana e li produceva bene. Alla fine vi chiederete chi realmente sia il bastardo del film, perchè, puntualmente, ogni idea che vi formerete verrà distrutta e rovesciata dall'evoluzione psicologica dei personaggi, ben delineata da una sceneggiatura esperta e sapiente, scritta a 4 mani dallo stesso Sollima insieme a
Sergio Donati (sceneggiatore di
Giù la testa e
C'era una volta il West e sceneggiatore non ufficiale de
Il buono, il brutto e il cattivo e
Per un pugno di dollari....e scusate se è poco!). Fotografia e montaggio eccellenti.
Buona visione.