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Pubblicato da Giuseppe Catalano

C'è modo e modo di rubare. C'è chi lo fa per dovere o per passione. C'è pure chi non lo sa fare. Si si ok non è Bufalo Bill. Ma Kurosawa è un vero ladro di cinema. Un regista dalla sensibilità sopraffine che si è saputo infilare di sbieco nella storia del cinema man mano che veniva costruita e l'ha poi risputata da un'altra parte riciclandosi come nuovo classico, e a ragione. I Sette Samurai, la cui scena madre, quella dell'assalto al villaggio, è stata ripresa da sette camere contemporaneamente (mica un po' fissato coi numeri?) è stato ripreso da Hollywood per farne un western celebre, I Magnifici Sette. E non è un caso se il film che narra la storia di sette samurai che decidono di mettere le loro katane (è il plurale di katana, no?) al servizio di un villaggio vessato dai predoni, è diventato un western. Anzi no, non è che lo è diventato, lo era già. Già, perchè Kurosawa è un ladro di cinema. Ha usato in maniera magistrale tutti i temi del cinema classico americano ed europeo per raccontare il suo Giappone. E a sua volta, il cinema copiato di Kurosawa e poi uscito dalle sue mani è stato ricopiato da tanti altri film. Provatevi a dimostrarmi che Mezzogiorno di Fuoco, vero capolavoro, non ha nulla di La sfida del Samurai, con l'eroico Toshiro Mifune che si aggira solitario per le vie deserte di un villaggio dov'è in atto una faida tra due Yakuza. E da qui quanti altri film? Inquadrature a livello della strada, a riprendere i piedi. O strettissimi primi piani a riprendere lo sguardo del samurai. Vi ricorda niente? Il Buono, il Brutto e il Cattivo? Sergio Leone ci ha preso a piene mani da Kurosawa. E uno dei più bei film degli ultimi anni, Hero? Zhang Yimou ha ricopiato la sceneggiatura di Rashomon. E che dire di Cane Randagio? Un noir vero e proprio, pare che Philip Marlowe debba spuntare fuori da un momento all'altro, poi ripreso in pieno da Johnnie To in PTU. La storia è identica, a un poliziotto viene rubata la pistola e di conseguenza il malcapitato va in giro tutta la notte alla ricerca dell'arma. Il tocco di Kurosawa è raffinatissimo, tanto da ricordare il nucleo del neorealismo, quello di De Sica, con un modo del tutto simile di raccontare situazioni personali e ambienti popolari. I riferimenti sono infiniti, e si potrebbe anche giocare a trovarne quanti più possibile, ma è roba da nerd. Magari qualcuno ha voglia di farlo, i commenti sono aperti.
Fatto sta che nel marasma di confusione nel cinema e nella mia testa, credo sia colpa di Kurosawa se non riesco a distinguere un film giapponese da uno cinese da uno coreano da uno di Hong Kong ecc ecc. Ed è difficile pure distinguere un giapponese da un cinese da un coreano da un hongkonghiano ecc ecc. No non mi parlate di razzismo. Sta 50 e 50 nella bocca di chi lo pronuncia e nelle orecchie di chi lo sente. E poi non c'entra nulla. E' che quando uno è maestro è maestro. Il maestro è nell'anima, e nell'anima per sempre resterà. Anche nell'anima de li mortacci, se è del caso. Perchè anche quel genere di poliziotteschi romaneschi ha un suo perchè, se non altro nel fatto di aver inventato un genere, a suo modo, e di rendere ancora tollerabile, se non simpatico, il dialetto romano. Oggi non si può proprio più sentire. E a proposito di sentire. Se vi capita di trovare un dvd di un film di Kurosawa, tanto costano pochissimo, sui dieci euri, prendetelo subito.
Abbiate l'accortezza di mettere l'audio originale giapponese. Non riuscirete a capire manco una parola, manco la pronuncia dei nomi propri. Ovviamente attivate i sottotitoli in italiano. Fatti non benissimo, ma il doppiaggio italiano è terribile. Praticamente hanno preso dei barboni in strada e gli hanno fatto doppiare film di 50 anni prima. Un po' come guardare Quarto Potere con l'audio di Un posto al sole.

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