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Pubblicato da Giuseppe Catalano

Ma ve lo immaginate un gangster movie in cui il protagonista è interpretato da Bobby Solo? Manco per sogno. E invece Johnnie To ha chiamato a fare il protagonista di Vendicami il Bobby Solo d'oltralpe: Johnny Halliday. Solo che i francesi sanno tirarsela bene, mica come quei quattro deficienti italiani che non se la sanno manco tirare. E riuscendosela a tirare alla grande passano pure per una sorta di mito. Ma che hanno Bobby Solo o Little Tony da invidiare a uno come Halliday? Nulla. Solo che al massimo i nostri hanno fatto i musicarelli - penultima espressione caratteristica dell'industria cinematografica italiana, quando era ancora in vita - mentre il nostro è andato nientemeno che sotto la cinepresa di Johnnie To. Cominciato il film, con quelle inquadrature così suggestive, quei colori, la desaturazione o la polarizzazione o che so io - mica sono fotografo - e quei movimenti strani eppure aggraziati, ho pensato che il futuro del cinema viene da oriente. Niente a che vedere con Bollywood sia chiaro. Quella è robaccia che al massimo può dire di trovare un eccellente antenato in qualcosa di Hollywood Party. E basta. Solo che siccome va di moda adesso anche gli ingiustificati snob italiani (parlo del pubblico) sostiene di osannarlo. Ecco, finalmente, una cosa da imparare dai francesi c'è. Fare gli snob.
In ogni caso la storia non è affatto brutta, anche se ha grossi buchi qua e là. Ma la resa su pellicola - vabbè anche se è digitale continuiamo a chiamarla pellicola, fa figo - è di assoluta suggestione. Poi nel racconto di tradizione orientale non c'è la differenza classica tra commedia e tragedia. In oriente esse convivono. Cosa che lo stesso Tarantino talvolta cerca di replicare con risultati non sempre felici. Qua invece lo squallore degli slumbers di Macau viaggia assieme alla goffaggine di alcuni protagonisti. Sto francese è un cuoco la cui figlia - difficile scegliere un'attrice più brutta - ha avuto la famiglia massacrata e chiede come ultimo desiderio al padre la vendetta. Questo che ha un passato, ma soprattutto un futuro da scoprire, assolda un'improbabile gang di killers. Uno pare un palermitano, un altro è il ciccione che guida il robot scemo di Goldrake e il terzo il James Dean de noantri de Hong Kong. Seguono alcune scene, bellissime, un po' troppo slegate l'una dall'altra, cosicchè l'unitarietà del racconto va un po' a farsi fottere e una volta assuefatti allo splendore delle immagini subentra un po' di noia. Ma di sangue ce n'è, e tanto. E la smemoratezza del protagonista, il manichino francese botulizzato, innesca situazioni surreali rese con alta spettacolarità. Lavorando ancora un po' sul ritmo e sul plot, Johnny To diventa il miglior regista in circolazione. Senza dubbi.

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