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Il Re CenZore

se ne sentiva proprio la mancanza...

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Django Unchained, lo smutandamento

Django Unchained, lo smutandamento
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Vi è mai capitato che vi si mollasse l'elastico delle mutande? All'improvviso? Certo, quando si molla l'elastico dei calzini è scomodo, dà fastidio, ogni tre secondi bisogna chinarsi e ritirarli su, e se si ha un minimo di fortuna quelli stanno su per un po'. Altrimenti scendono subito ed è veramente brutto. Cose veramente brutte. Ma quando si molla l'elastico delle mutande è una tragedia! E' una cosa molto più rara, mi rendo conto, ma quando capita diventa una tragedia. Non ci sono mali assoluti o accadimenti tragici che possano competere. Innanzitutto si creano una serie di pieghe proprio all'altezza dell'inguine, e si infilano tra i testicoli creando una mappazza scomodissima. E poi una parte scivola fra le chiappe, e non è bello. Si è costretti ad agire da contorsionisti per cercare di mettere le mutande smollate in una posizione minimamente meno scomoda. Il brutto è che la mattina, appena le avevamo messe, belle fresche, pulite, usciti di doccia, con l'elastico ancora buono, la sensazione era stupenda. Ci si infila in quelle morbidezze, i più maniaci o fortunati se le ritrovano perfino stirate, e si è pronti ad affrontare le ostilità, con le pudenda in ordine. Ed è quello l'inizio inconsapevole della tragedia. Perchè appena l'elastico si molla inizia una fase di scomodità che se non si è in grado di correre a casa a cambiarsi ti rovina tutto quello che stai facendo. I più arditi riescono a trovare un negozio, comprarsene un paio nuovo e correre nel primo cesso disponibile a cambiarsi. Altrimenti è l'inferno. Incontri qualcuno e sei a disagio. Quello comincia a parlarti e tu stai lì col pensiero fisso al tuo inguine, e il disagio estremo spinge a contorcerti come se avessi il fuoco di sant'antonio. Non puoi fare più niente. Davvero. Ti ritrovi ostaggio di te stesso e non ne esci finchè non te ne liberi. Ecco, tutto questo preambolo serve a spiegare la sensazione che ho provato ieri sera al cinema, alla proiezione di Django Unchained. L'ultima trovata di quel cialtrone maledetto di Quentin Tarantino. Infatti il film inizia (veramente sono entrato in sala ed era già iniziato, ma da pochissimo) e tutto va bene. Si riconoscono i primi personaggi, si intuiscono i meccanismi che andranno a instaurarsi tra loro, si comincia ad acclimatarsi con la trama, e ci si sente proprio bene. E così è, il film scorre spensierato per la prima ora in maniera assolutamente godibile. Tanto che uno potrebbe quasi essere tentato a dire: toh! Finalmente ci ha ritirato fuori un film degno di questo nome, senza quelle pippe megagalattiche da Nerd, senza troppi riferimenti invasivi a sé e ai propri gusti (oddio, ce n'è in abbondanza, ma non danno troppo fastidio), e con i personaggi che evolvono durante la trama e non rimangono quei pupazzi stereotipati come nel 99% dei suoi film. E stai cominciando a trovarti proprio a tuo agio quando noti che qualche cosa avrebbe forse meritato un minimo di attenzione in più, quando arriva il mattone. S'è mollato l'elastico! E le avvisaglie c'erano state, solo che tu, da inguaribile ottimista, avevi cercato di non dar loro troppa attenzione. E invece no. Arriva e procede con estrema lentezza il pippone megagalattico che ti imprigiona alla poltrona e ti impedisce di muoverti. Sei ostaggio del blablablablablablablablablablablablablablablablablabla. Nient'altro che chiacchiere. Inutili. Insopportabili, quando sai già perfettamente quello che sta per accadere, come e perchè, e non attendi altro che accada. E invece no. Blablablablablablablablablablablablablablablablabla. E quello stesso senso di mutande smollate attorcigliate ai tuoi coglioni mentre devi affrontare una serie di impegni di lavoro ti prende, ti attanaglia l'anima, e l'unica cosa che puoi fare è il countdown. Perché sai benissimo a che ora è iniziato il film, e sai benissimo che dura 165 minuti. Due ore e 45 minuti che, dopo la prima ora, diventano un'ora e quarantacinque minuti consistenti per lo più in rottura di coglioni. Esattamente come quando ti devi beccare una sfuriata dalla tua fidanzata e tu sai che non hai intenzione di ribattere perché sennò si finisce a natale 2015, e quindi stai lì, aspettando che passi. E lei ti riversa addosso le proprie frustazioni, i rapporti con la madre, quella volta che l'ex migliore amica le ha rubato lo smalto, quello che non le ha ceduto il posto nella fila al supermercato (che perchè poi avrebbe dovuto farlo chi lo sa?) e tutta una serie di implicazioni psicologiche di cui non te ne frega un beneamato cazzo. Ma stai lì, non ti puoi muovere, e ti becchi tutto. Ma almeno lei è la tua fidanzata e in qualche modo te lo sei pure meritato che lei ti fracassi le palle. Ma perchè accettare tutto questo da uno sconosciuto perlopiù miliardario? Se Tarantino, oltre a vedersi tutta la serie di Giovannona Coscialunga disonorata con onore, di Milano Spara, Genova bombarda, Napoli ruba e la Polizia si incazza, e a sentirsi tonnellate di canzoni solo per stabilire in che modo farle entrare nei propri film, se sto cazzone, oltre a tutto ciò, si fosse visto per una sola volta nella propria vita un film di Hitchcock, avrebbe appreso un germe di nozione del rapporto tra tensione e distenzione nella narrazione. Che prima di far accadere qualcosa bisogna creare la cosiddetta suspence, certo. Ed Hitchcock è la perfezione in questo senso. Ma comunque avrebbe capito che prima di far accadere qualcosa devi far passare un po' di tempo. Poco, il giusto. Perchè se sto tempo diventa un'ora e quaranta, la gente si rompe i coglioni! E poi, ovviamente, l'aspettativa creata era talmente forte che qualsiasi cosa succeda diventa deludente. E dopo aver girato una delle migliori scene in uno dei peggiori film, Unglorious Basterds, quando va a fuoco il cinema, qua riesce a far diventare la sparatoria finale una gara di rutti. Poi, sinceramente, gli argomenti dei film di Tarantino sono tutti pretestuosi per portare in scena il proprio onanismo. Tutte le pippe lette e scritte su schiavitù, razzismo, antirazzismo, armi e quant'altro sono meno che marginali. E meno male! 
Mi tengo nel cuore la prima ora felice, cercando di rimuovere tutto il resto, salvando il magnifico Christoph Waltz e la bellissima Freedom di Richie Havens.

 

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