se ne sentiva proprio la mancanza...
12 Marzo 2012
L'altra sera sono stato costretto a guardare una delle puntate della nuova serie Il Giovane Montalbano, basato sull'ormai celebre personaggio di Andrea Camilleri, che evidentemente non sa più cosa inventarsi ma ha ancora qualche rata del mutuo da pagare, e da par suo continua a scriverne. Ovviamente l'episodio dice molto sulla serie che rientra perfettamente in linea con lo standard medio italiano, se non fosse per un particolare piuttosto determinante: la scrittura. Sarebbe facile, e anche scontato, mettersi qua a dire che gli attori e bla bla bla, e che i personaggi e bla bla bla, e che il 90% è magistralmente puntato a riconoscere e a far riconoscere allo spettatore personaggi luoghi e fatti del Montalbano classico. Prendiamo un'altra strada: tutto sta nella scrittura, perchè gli attori, a parte quelli che interpretano personaggi anziani, sono così così (imbarazzante quello che interpreta il giovane Mimì Augello) e le ambientazioni sono le solite, stupende, ma ormai stucchevoli, come certa pasticceria siciliana. La scrittura è dunque l'elemento migliore, e non tanto per il linguaggio, chè tutti siete bravi a dire che vi piace Camilleri solo perchè lo avete letto su Repubblica. La sua lingua invece è stancante, barocca, ricercata e ostica. Preziosa, certo, ma non facile. Proprio come una cassata siciliana, che a vederla è stupenda ed è un capolavoro di fattura, solo che poi dopo mezzo cucchiaino hai voglia di un piatto di pasta con le sarde per mandar via tutto quel dolce. Invece è l'approccio alla scrittura, alla letteratura giallistica, all'investigazione a essere originale e a suo modo rivoluzionario. Qui, volendo proprio trovare un punto positivo, si vede come nasce e come si sviluppa il metodo investigativo di Montalbano. Laddove il fascino dell'ambientazione è ormai venuto ad abitudine, l'intrigo delle storie non ancora in primo piano e l'attrattiva consistente di Zingaretti dissolta, ciò che rimane è come il sale al sole, il vero valore aggiunto de Il Commissario Montalbano. Rodati da secoli di letteratura investigativa, abbiamo letto, visto e ascoltato decine, forse centinaia di investigatori, ognuno con una sua caratteristica ben precisa. Ma tutti, fino ad ora, hanno basato la loro investigazione sull'interrogatorio. Forse l'unico altro personaggio atipico in questo senso è Sherlock Holmes, che si basa principalmente sull'osservazione. Come fa anche Montalbano, ma il primo dà comunque ascolto alle parole altrui e usa l'interrogazione e la speculazione alla fine di ogni caso per inchiodare il colpevole. Tutti gli altri quindi basano l'investigazione sul colloquio, sul dialogo con gli altri. Dalla letteratura più fine ed europea di Conan Doyle e Agatha Christie, ma anche di Graham Greene e Simenon, a quella rude e aggressiva di oltreoceano di Chandler, Spillane e Dashiell Hammett, per finire agli investigatori tv degli ultimi anni, tutti si basano sull'interrogatorio. Montalbano no. E non solo Montalbano non interroga, ma se qualcuno viene a dirgli qualcosa lui lo ascolta a fatica, pare concentrato su altro. E al contrario di tutti gli altri personaggi analoghi della letteratura e del cinema e della tv, non sappiamo nulla di Montalbano attraverso la sua indagine, ma solo attraverso il rapporto con gli altri personaggi. Anche per questo Il Giovane Montalbano fallisce come serie, perchè i rapporti sono già quelli che ritroveremo più avanti nel Montalbano maturo, e tutto quello che riguarda lui è già scritto, già segnato. Ma, come dicevamo prima, asciugando la serie al sole come fosse acqua di mare, rimane il sale che ci fa vedere la ricchezza del personaggio attraverso la scrittura. Montalbano non fa domande, non parla con nessuno, raccoglie informazioni e osserva, in assoluto silenzio. E' l'unico investigatore omertoso. La sua misantropia non è patologica, è uno strumento di difesa della sua persona e della sua sensibilità dalla banalità e dall'invadenza altrui. E' come un napoletano a Cuneo, è l'alter ego di Totò in versione scontrosa. E' il classico pesce fuor d'acqua, che deve imparare a viverci, fuori dall'acqua. La grandezza di Montalbano, grazie alla mano del suo creatore, sta tutta qua. La serie, poi, è un altro discorso.