No, non è il
Manchester United, mitico team entrato nell'olimpo del calcio mondiale e caso unico al mondo, grazie alla guida illuminata di
Sir Alex Ferguson, sulla panca dei Reds da oltre 24 anni. No, si parla di un altro United, uno United che ha dettato legge nel campionato inglese per qualche anno durante i '70. Si parla del
Leeds United. Ora, capisco che chi segue poco il calcio e soprattutto il calcio inglese seguirà a fatica quanto sto per scrivere, ma se potete fate uno sforzo. In fondo si parla di uomini e storie umane. Se invece siete fanatici del calcio britannico come me, accompagnatemi. Io ricordo che tra la fine degli anni 90 e l'inizio del 2000 il Leeds United era una squadra tosta, sempre tra le prime della Premier League, con alcuni giocatori di grandissima classe. Ricordo
Mark Viduka, centravanti fortissimo a lungo seguito anche dalle italiane, e ricordo il geniale
Harry Kewell, e ancora l'allenatore
David O'Leary e il fumantino ma fortissimo
Lee Bowyer, e
Jonathan Woodgate. Ma mi ricordo anche il pazzo e sanguinario
Danny Mills o il sempre pazzo
Alan Smith, che partiva dalla panchina e spesso entrava in campo assatanato, raccogliendo decine di ammonizioni e anche qualche espulsione. Ecco da questo stesso elemento si può partire per raccontare il Leeds di
Don Revie, protagonista del film. Se è vero che nel calcio ci sono squadre che mantengono una tradizione nei decenni, questo si può dire sicuramente del Leeds United. Una squadra dura, con alcuni elementi che non esitano a commettere falli violenti. Amatissimi dai propri tifosi e odiatissimi da tutti gli altri. In questo panorama, come potrebbe fare un altro allenatore a sostituire Don Revie chiamato a guidare la Nazionale inglese? Tanto più se si tratta di uno sbruffone testardo e presuntuoso come
Brian Clough. Questo almeno è quanto succede nel film. Nella realtà le cose andarono in maniera leggermente diversa. Anche se alcune cose vengono rispettate. E cioè che Clough non era nessuno senza il suo secondo
Pete Taylor. Che Clough lasciò il
Derby County per superbia, per andare al Leeds. Che per questo litigò con Pete. Che così si trovò solo contro la presidenza del Leeds e contro lo spogliatoio. Che le sue idee calcistiche non erano niente senza la componente umana di Pete Taylor. Che Clough comunque in seguito alla fallimentare impresa di Leeds andò ad allenare il
Nottingham Forest con cui vinse ben d
ue coppe dei campioni di seguito, impresa mai eguagliata da nessun altro club.
Nel film viene proprio raccontata la vicenda di Brian Clough che abbandona il Derby County, litiga con Pete Taylor e arriva a Leeds convinto di conquistare il mondo. Ha due figli, non si capisce bene dove sia finita la moglie. Il nucleo familiare originale è composto da Brian, Pete e i due ragazzini. Viene raccontata in maniera toccante la solitudine di Clough durata poco più di quaranta giorni all'interno dello
Elland Road, dove la società non lo capisce, i giocatori non lo accettano e i tifosi rimangono diffidenti nei suoi confronti. Viene raccontato in maniera appassionata l'attaccamento del popolo inglese al gioco del calcio, sport popolare e di nessun appeal aristocratico, almeno in quegli anni. E si vive attraverso la storia di Clough il passaggio dalla stagione mitica dello sport, quella degli anni settanta, ancora legata ai miti del Manchester della
tragedia di Monaco, o quella della
tragedia di Superga a noi più vicina, alle giocate in bianco e nero e al racconto esagitato e compassato contemporaneamente degli speaker radiofonici, al calcio miliardario, dei professionisti, dei cartellini a nove zeri, della moviola e del supermoviolone, del quarto uomo e della moviola in campo. Di Blatter e Platini. Quella fase dell'evoluzione di un giocattolo che unisce e divide tutti. Tifosi contro tifosi, prima anche a suon di sprangate, poi, in Inghilterra, solo a suon di sfottò lecito. E amanti del calcio contro detrattori, esaltati infantilistici contro testardi snob. Gente che rimane incantata a guardare un pallone calciato e dei freddi cinici che dicono: "E' solo uno stupido gioco".
Nel film la fotografia è così affascinante da non farci quasi accorgere che la regia è invece un po' troppo statica. L'immagine è polarizzata e carica di colore. Il primo piano di
Michael Sheen, che interpreta Clough, spesso dal basso, con le ciglia ripiegate in un'espressione carica di arroganza, diventa quasi protagonista. Non meno del fantastico
Colm Meaney, attore irlandese con diverse puntate a Hollywood e soprattutto in molte serie americane. Qui Meaney è determinante nel rendere umano il duro e sentimentale
Don Revie. Migliore in campo senza alcun dubbio. Alla fine del film, quando Clough viene scaricato dal Leeds e ritorna da Pete Taylor a implorarne il perdono, e da lì si avvieranno insieme a una stagione di successi con il Nottingham Forest, viene inquadrata una vecchia foto del vero
Clough, molto più umano e simpatico del suo alter ego in celluloide. Che morì in seguito a dipendenza dall'alcol. Ma questo nel film non si dice. E non si dice nemmeno che Don Revie, l'odiato antagonista di Clough, è pur vero che finì la carriera negli Emirati Arabi dove venne coinvolto in scandali economici, ma poi venne
totalmente scagionato dalle accuse, e di lì a poco morì anch'esso. E rimase comunque nella storia, con la consacrazione della Hall of Fame nel 2004, per aver conseguito tanti successi con il Leeds United, il maledetto United. Roba che solo a suon di colpi proibiti non sarebbe stato possibile. Oggi di United ce n'è uno solo, nell'immagine collettiva, ed è pieno di campioni e di umanità. E' guidato da un personaggio che si meriterà, tra cent'anni, un'enciclopedia.
Sir Alex Ferguson.