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Il Re CenZore

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IL TRENO PER IL DARJEELING: l'estetica di Wes Anderson ed i suoi disegni cinematografici.


Wes Anderson è probabilmente uno dei cineasti più intelligenti degli ultimi 15 anni. E' la mente di un gruppo di artisti che, spesso, lavora assieme: l'istrionico Owen Wilson, attore feticcio e co-sceneggiatore; il geniale e butterato Bill Murray, restituito a nuova e meritata linfa artistica dal nostro Wes; l'apparentemente mono espressivo Jason Schwartzman, nipote di Francis Ford Coppola e figlio di Talia Shire (l'Adriana di Rocky); Anjelica Houston, che non ha bisogno di alcuna presentazione. Dopo essersi laureato in filosofia debutta e, non ancora trentenne, si fa conoscere con l'ottimo Rushmore (terza pellicola); si conferma con The Royal Tenenmbaum ed esplode con la splendida epopea di Steve Zissou e la sua strampalata squadra. Ci regala storie intrise di ironia, humor mai banale e spesso nero, poesia. La musica svolge un ruolo centrale in ogni suo film, recitando una parte mai secondaria, neppure al cospetto dei protagonisti. Ogni personaggio è caratterizzato nelle sue linee essenziali dai suoi lati più grotteschi ed intimi allo stesso tempo. I dialoghi brillanti non contengono una parola di troppo nè una di meno. Ogni scena sembra un quadro, disegnato da un particolare utilizzo della fotografia e della pellicola, che ci portano in una dimensione pop memore della lezione di Andy Wharol.
Nel 2007, alla soglia di quei 40 anni che per molti costituiscono un bilancio di vita, ci porta in India con quel che resta della famiglia Whitman. Il Treno per il Darjeeling è un locomotore che attraversa l'omonima regione. Tre fratelli lo prendono insieme, ma non si parlano da un anno, quando morì loro padre. Non hanno notizie della madre da molto tempo ed ognuno di loro sta affrontando i propri fantasmi. Peter (Adrien Brody) aspetta un figlio, ma non è sicuro di esser pronto; Jack (Jason Schwartman), il più piccolo, è uno scrittore di successo mollato dalla donna; Francis (Owen Wilson) è il maggiore, è sopravvissuto ad un terribile incidente di moto ed ha organizzato il viaggio, con cui spera di ricostruire un rapporto con i fratelli.
I tre ne passeranno di tutti i colori, cacciandosi in situazioni paradossali, causate dal loro modo quasi bambinesco di affrontare la realtà. E' proprio questa un'altra caratteristica fondamentale dell'estetica Andersoniana: una dimensione fanciullesca dei personaggi e del loro modo di porsi allo spettatore; situazioni tragicomiche, in cui la cattiveria sembra non esistere ed in cui l'antagonista sembra uno scherzo d'un destino dispettoso, posto in mezzo ad un'esistenza quasi favolistica ed allo stesso tempo struggente, con la tragedia sempre dietro l'angolo, ma sempre con leggerezza.
Anche quando gli eventi sembrano aver vanificato ogni sforzo verso la comunicazione, succederà qualcosa in grado di restituire quella sognante atmosfera in grado di riportare chiunque a condividere il suo mondo con gli altri. Fatevi prendere per mano da Wes Anderson, lasciandovi trasportare nel suo mondo disegnato da un bambino e popolato da adulti alla ricerca di sè stessi negli altri, che non poteva non dar vita, nel suo ultimo lavoro, The fantastic Mr Fox, ad un film d'animazione magicamente andersoniano.
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