Era uscito l'inverno scorso. Dico: andiamo a vederlo! Non avevo visto manco il trailer, ma il poster di Denzel Washington (si pronuncia Denzèl, lo sapevate?) con la scimitarra dice la sua. No, mi
fanno. Dobbiamo andare a vedere altre cose. Ah si? E che cosa? Lo volete sapere? Una
cagata dei fratelli Cohen, che fanno un film buono ogni tre, o quella roba
cacofonica di Virzì. E così non l'ho visto al cinema. E non è andata malissimo, perchè l'ho preso a noleggio in blu ray, sia glorificato il blu ray, con una marea di contenuti speciali. Allora nei contenuti extra i
registi, che sono due, e sono pure fratelli, proprio come i
Manetti Bros, se la tirano tanto dicendo che hanno fatto una cosa mai fatta prima, che l'ambientazione è originale, la storia pure. Cazzate. Avete presente
Ken Shiro? Preciso.
Solo che invece di essere l'ultimo sopravvissuto della Sacra Scuola di Hokuto, Denzel Washington fa una specie di fanatico religioso con il machete. E invece di avere le sette stelle sul petto, ha una serie di cicatrici orribili sulla schiena. Detto questo, l'ambientazione è proprio quella. La terra è disastrata da un conflitto finale. La tecnologia è andata a puttane, beata lei, e non cresce più un filo d'erba. Il nostro eroe è una specie di monaco errante che porta con sè un segreto preziosissimo. E alla ricerca dello stesso segreto, guarda un po', è il cattivo del film, interpretato da uno che i cattivi li fa da dio.
Gary Oldman, il
Dracula di
Francis Ford Coppola che faceva il culo a quella fighetta di
Keanu Reeves, qua fa una specie di boss di quartierino. Un tizio parecchio più evoluto della massa umana che gli sta intorno, che comanda a spron battuto delle squadre di motociclisti pittoreschi e violenti quanto stupidi, e una bellissima donna,
Jennifer Beals, trecentomilavolte più fica che in
Flashdance, e la figlia, tale Solara, interpretata da un'
attrice labbrona bona ma dimenticabile.
Allora lui, Denzel, difende il suo segreto: un libro. Il libro. La Bibbia. A proposito, sempre più stronzi i traduttori italiani che rendono un titolo intrigante come "The book of Eli" con un assolutamente insensato Codice Genesi. Veramente vergognosa sta traduzione. Così come assolutamente stupida è la traduzione dell'unica scena in cui il protagonista svela il suo nome. Arriva alle soglie di una fortezza amica e si annuncia: Il mio nome è Eli.
Ora, chiunque abbia una parabola in casa sa benissimo che Eli si pronuncia ELAI. Mica
Eli Stone è vissuto invano. E anche chi chiamava
Eli Wallach ELI, ha imparato a chiamarlo ELAI. Invece sto qua ha pensato di far dire il mio nome è ELI. Eli! Mah. Mandando a farsi strafottere gran parte del senso del film, incentrato su questo libro. Il codice non ha nulla a che vedere con il senso del film, se non per il fatto che il libro è in braille e si aggancia poi alla
trama che non sto a svelare. Comunque, traduttore a parte, questo è un filmone. Che se proprio dovete riflettere, avete anche di che farlo. E consiglio i contenuti extra, dove i due Manetti Bros d'oltreoceano (pure loro vengono dai videoclip rap e dalla pubblicità) spiegano bene tante cose. Ci sono anche le illustrazioni di uno storyboard che è in realtà un gran fumetto. Chissà se l'hanno pubblicato. E un corto d'animazione sull'infanzia del cattivo Che si chiama Carnegie. Chissà perchè.