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Pubblicato da IlReCenZore

Arrival - lavirrA

Diciamocelo. A chi non piacerebbe che arrivassero all'improvviso dei mega giganteschi semi di nespola, si fermassero a fluttuare a pochi centimetri da terra, aprendo passaggi che conducono a grandissime saune con polipazzi alieni che si esprimono tramite suoni gutturali e scrivono il logo di The Ring?

Perché volendo sintetizzare al massimo la trama di Arrival è questa, con Amy Adams in tutta la sua bellezza ialina e diafana (quanto aspettavo il momento di poter usare questi due aggettivi!) a tenere in piedi tutto il film, in cui Forest Whitaker e Jeremy Renner fanno la parte dei comprimari di lusso.

Però non è tutto così semplice. In realtà dentro Arrival, credo, ognuno può vederci un po' quello che gli pare. E' a metà tra thriller psicologico e fantascienza filosofica.

In Arrival, questa credo sia la cosa più interessante, la linea temporale non è continua. Come se fosse una rappresentazione quantistica, il tempo scorre in avanti e indietro contemporaneamente, come se ogni punto dello schermo fosse il centro da cui si dipanano le linee temporali che vanno tutte contemporaneamente in tutte le direzioni. E' qualcosa che ha poco a che fare con l'intuito che siamo abituati a utilizzare. Il meccanismo mnemonico viene stravolto e il passato, il presente e il futuro si incrociano imprevedibilmente.

Un gran casino? Può darsi, però la trama scorre, avanti e indietro e dappertutto, e il film si lascia seguire, anche se non ha un vero inizio e non ha una vera fine. Le tessere del mosaico che si crede di comporre durante il film all'improvviso si scompongono e formano nuove forme. E' come un sogno perpetuo in cui il messaggio degli alieni, in pratica, è:

"Ogni singolo individuo è un pirito di topo nell'immensità dell'esistente, lungo un battito di ciglia, per cui smettetela di ammorbare l'esistenza vostra e di chi vi sta intorno con paranoie e le vostre ridicole verità".

E come non essere d'accordo con i pruppi (polpi) giganti venuti da chissà dove, o da chissà quando, mentre nel mondo reale (?) assistiamo al disfacimento di ogni criterio intelligente? 

In Arrival nulla può la scienza, che va a cercare nei cicli delle misteriose comunicazioni aliene attinenze con improbabili serie di Fibonacci, nulla può l'intelletto di chi è abituato a ragionare in termini di misera utilità. L'unico punto di contatto è nella parola pura, spogliata da ogni - perdonate il termine che io stesso odio - sovrastruttura.

L'arma cui fanno riferimento gli alieni è il tempo, è il linguaggio, è la capacità di andare avanti e indietro senza portarsi addosso gli inutili orpelli del dove e del quando.

Verità e Post-Verità sono la stessa cosa, ovvero nulla. 

I polponi, come dicevamo, si esprimono con segni che ricordano il cerchio di The Ring. Provare per credere:

questo è il segno dei polpi

questo è il segno dei polpi

e questa la locandina di The Ring

e questa la locandina di The Ring

Però Arrival al contrario di The Ring è un ottimo film, girato benissimo e dal ritmo costante ma mai noioso. L'atmosfera ovattata non viene quasi mai disturbata e guardarlo è come fluttuare in quella nebbiolina in cui abitano i polpi alieni.

Un film diverso da quello che ci si potrebbe aspettare, ed è inutile tentare di darne una spiegazione razionale basata sull'esperienza che abbiamo sul cinema.

Accomodatevi in poltrona, io ormai non faccio a meno della poltrona vip, e godetevelo.

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