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Pubblicato da IlReCenZore

Dracula Untold, la colpa è sempre delle femmine!

Sì, femmine, alla faccia della Boldrini e di tutte le trombonesse della supposta difesa della parità che tendono ad omologarla, la parità, verso il basso, adeguandosi ai cattivi comportamenti maschili storicamente riscontrati anzichè innalzarla verso una vera parità di genere in cui non ha più senso parlare di differenze di genere. Ma in questo caso il genere c'entra eccome, perchè Dracula Untold parla di un genere cinematografico, un genere narrativo e un genere di femmina rompicoglioni. Occorre sottolineare come anche in questo caso, quando dico che la colpa è sempre delle femmine, si ripete lo stereotipo della femmina rompicoglioni, e non che tutte le femmine hanno la colpa a prescindere. Ciòddetto, Dracula Untold di stereotipi ne propone a non finire, e tutto sommato si fa guardare divertendosi e senza guardare mai l'orologio, che di questi tempi è già un successone. Certo, se uno va al cinema sperando in una riproposizione efficace del dilemma dell'essere vampiro, della scissione del personaggio tra la sua sete di sangue e il suo essere umano con sentimenti umani e comportamenti umani, tra le motivazioni dell'estremo sacrificio e il percorso che arriva alla scelta di compierlo, il tragitto è un vicolo cieco. La storia si riallaccia a doppio legame con il Dracula di Bram Stoker, portato sullo schermo in maniera raffinata da Francis Ford Coppola, anticipandone i fatti. E' la storia del principe Vlad e di come poi sia diventato Dracula, il principe delle tenebre. Di come Vlad, figlio del drago, sia poi diventato il figlio del demonio. Nessun cenno a come da principe sia poi stato declassato a conte, ma questo può essere considerato secondario. Insomma, Dracula Untold ripercorree passo passo quanto raccontato da Bram Stoker sul nostro Vlad, il leggendario impalatore nella guerra contro i turchi che si riallaccia storicamente all'assedio di Vienna, episodio che segnò il corso della storia respingendo le armate ottomane e affermando così in tutto l'occidente il primato del cristianesimo sull'islam, mica cazzi. Dracula-Vlad vive il corso degli eventi in bilico tra una ferma autorità illuminata e un'oscura fame di sangue, ben interpretato da Luke Evans che riesce a trasferire nel suo sguardo la consapevolezza che il gesto di un principe deve andare oltre i legami personali e l'amore sconfinato per la moglie e il figlio, la volontà di proteggere il suo popolo e la necessità di far esplodere la sete di vendetta, quel misto di luce e tenebra che contraddistingue il personaggio. E', o meglio sarebbe il simbolo ideale di un punto di contatto tra il desiderio illuminato e il necessario disperato, un dilemma filosofico senza soluzione. E invece, la scelta è di virare verso la narrazione semplicistica, senza una connotazione visiva precisa, con scelte che appaiono casuali e differenti fra loro: di grande impatto la scena in cui Vlad guida l'attacco dei pipistrelli  mentre sono molto meno efficaci e più o meno volontariamente superati gli effetti con cui si mostra il suo confronto con la bestia nella caverna. E' il secondo film in poche settimane in cui riscontro una sorta di affiliazione al tipo di scrittura da serie anzichè da film. Questa tendenza è lampante nella scelta di mettere in scena a intervalli più o meno regolari dei punti di volta fondamentali, quasi fossero dei piccoli episodi all'interno dello stesso film. Nella cinematografia classica c'era la famosa scena madre, qui ci sono tante scene madrine... Non anticipo il finale del film, ma lascia molto perplessi e soprattutto avanza l'ipotesi che proprio da questi film possa seguire una serie. La caratterizzazione stessa dei personaggi è da serie, e non delle migliori: precaria, solo accennata, in alcuni casi svilita, standardizzata, banalizzata. Come nel caso della moglie di Vlad, Mirena (da non confondersi con Milena), che rappresenta in maniera fin troppo semplicistica la causa di tutto. Prima è il motivo per cui Vlad decide di opporsi alla richiesta del sultano (a proposito, ma un sultano con la mascagna* quando mai s'è visto?), e dunque motivo della guerra, e infine è la causa dell'eterna dannazione di Vlad che, dopo essersi messo d'accordo con la bestia per ottenere i suoi strabilianti poteri, a patto di resistere dal bere sangue umano per tre giorni, dopo che Vlad ha passato le pene dell'inferno per non succhiare sangue dalle vene altrui, viene infine convinto da lei, morente, a mozzicarla per scatenare così la vendetta. Proprio il tipo di comportamento che, se non raccontato con la profondità che merita, rischia di apparire stupido, e così è. Esattamente come il rapimento di Elena da parte di Paride nella guerra di Troia, o come la storia di Orfeo ed Euridice: una scelta drammatica e combattuta viene presentata come un abbassamento a livello di stupidità. Proprio come l'ostentato femminismo di talune rappresentanti istutizionali che si limita al cercare di imporre orrendi e inutili storpiature della lingua.



*la mascagna è il cosiddetto ciuffo ingellato alla Bobby Solo, tanto in voga nei giovani moderni post hipster riconoscibili da pantaloni a zumpafosso e finto occhiale con finta montatura in tartaruga.

 

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