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Pubblicato da IlReCenZore

Molière in bicicletta non è Vincenzo Nibali

Lo hanno inventato loro, non il ciclismo, il découpage tecnico, l'organizzazione delle riprese e del montaggio cinematografico pianificata e accuratamente stabilita. Serve, servirebbe, a dare coerenza tra la sceneggiatura e il girato, tra il sonoro e il visivo, tra la parola scritta e recitata e l'immagine. Lo hanno inventato loro, ma evidentemente non lo sanno, o se lo sono dimenticati. Così accade che un amico, un caro amico, mi dica vieni andiamo al cinema all'aperto, e io, a vedere cosa? E lui, qualcuno in bicicletta. Non si ricordava Molière. E io, ma dai, andiamo a vedere Transformers 4. E lui: ma è al chiuso! E io: ma c'è l'aria condizionata, stiamo belli al fresco... Niente, ha vinto lui. Sono troppo buono.

E così abbiamo sto povero Molière, abbastanza avvilito dall'umiliazione del trovarsi in bilico su un velocipede e bistrattato da due attori con la o molto chiusa. E una cagna, attrice italiana che recita, male, la parte di una italiana, appunto, e la doppia, in italiano, ancora peggio. Il quadretto è fatto. I due attori, sempre con la o molto chiusa, si ritrovano in un posto sperduto della Francia dove le case costano più che al Vaticano a provare una commedia di Molière, Il Misantropo, e lì si sperticano in riflessioni, riflessioni?, sulle coincidenze tra i personaggi di una commedia e le spigolature del carattere umano, ma non sono la stessa cosa?, librandosi sulle ali dei versi alessandrini, soffermandosi troppo sulle rime e troppo poco sul loro senso. E intanto, la camera è fissa, drammaticamente fissa, tristemente fissa, insopportabilmente fissa. Il linguaggio recitato dei versi di Molière, unico momento che avrebbe potuto rendere il film almeno guardabile, si arrampica agile e veloce sormontando vette altissime e poi si butta in picchiata con arzigogoli e montagne russe, proprio come fa Vincenzo Nibali dominatore del Tour de France. La telecamera, invece di inseguire il verso, indugia su particolari di poco conto, viene messa su un cavalletto e abbandonata lì. Come se il racconto di una salita dura e faticosa, e poi di una discesa frenetica a rotta di collo, all'inseguimento della parola scritta secoli fa ma ancora in fuga, fosse possibile affidarlo a una telecamera fissa piazzata su una curva. Il ciclista le passa davanti per un decimo di secondo e via, è già sparito dietro un tornante.

Molière in bicicletta, ovviamente osannato dalla critica che critica, è una grandissima rottura di palle, e i francesi che si incazzano...

Molière in bicicletta non è Vincenzo Nibali

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