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Pubblicato da Giuseppe Catalano

Se poteste decidere, cosa preferireste leggere: l'ennesima descrizione dell'ennesima favoletta buonina (per quanto realmente accaduta) di una faccenda sportiva o sapere piuttosto che se un film viene intitolato The Fighter la sicurezza che i combattimenti (appunto fight) fossero seri? Trasportiamo la domanda dentro la sala del cinema. Preferireste vedere un film in cui le botte sono vere o tutte le altre vicende collegate alla storia, con le botte un po' così? Ok, non si capisce una mazza. Proviamo a fare chiarezza.
The Fighter è un bel film, con la solita storia di caduta e riscatto, legata a un tema sportivo. Chissà perchè. Cioè, chissà perchè le storie di riscatto e rinascita hanno spesso a che fare con lo sport? Boh.
Brevemente, Mark Wahlberg è un pugilino di periferia, fratellastro di Christian Bale, anche lui pugile ma più anziano, con un passato glorioso legato all'aver steso al tappeto Sugar Ray Leonard, una leggenda. Cioè, non è che lo ha proprio steso, Sugar Ray è scivolato. Bale poi ha continuato pestando mamma e sorella, mi pare, comunque nel film lui è un ex pugile depresso che si droga, e con la madre un po' zoccola un po' matrona pretende di gestire il talento di Mark Wahlberg, ma senza risultati, se non quello di fargli avere ingaggi del cazzo. Se non chè... Ok, Bale va in galera e Wahlberg incontra un manager e poi tutti insieme arrivano al titolo. Incredibile no? Come nel caso di Invictus, avremmo tutti gridato alla solita americanata, il desiderio di emergere, la sana competizione. Il classico sogno americano. Quello che tanto piace a Veltroni. Se non chè la storia è vera.
E il film è ben realizzato, con un però. Tranne l'ultimo combattimento, che appare verosimile, tutti quelli precedenti sono dichiaratamente finti. Cioè, si vede che non se le danno per davvero.
Se c'è una cosa bella nella boxe, e ce ne sono tante, è che due avversari si affrontano con le proprie forze, senza altri strumenti che non i propri pugni, e l'intelligenza di saperli usare. In un film sulla boxe sarebbe carino che, nelle scene di combattimento, ci fossero botte da orbi il più verosimili possibile. Allora le vie sono due.
O il regista non voleva ricalcare quanto fatto in tantissimi altri film sul genere, dai migliori come Toro Scatenato, The Champ e Million Dollar Baby, ai più beceri Rocky. E perciò, sbagliando, ha messo scene di Boxe pediatrica. Oppure ha proprio sbagliato, e ha girato delle scene di combattimento inguardabili.
A parte questo, tutto bene nel film, che rimane un bel raccontino di quelli da scuola media, ma che immancabilmente arriva al centro delle emozioni. E ci arriva, come sempre, nonostante lo spettatore sappia benissimo come andrà a finire, e che al termine ci sarà l'incontro più duro di tutti e che all'inizio il nostro eroe andrà sotto e poi all'improvviso finalmente risorgerà fino alla vittoria finale. Lo sappiamo tutti come vanno queste cose. Lo sappiamo da sempre. Eppure continuiamo a farci affascinare da queste storie. Forse perchè in qualche modo rappresentano una speranza di riscatto di ognuno di noi di fronte alle reali vicende in cui la vita ci vede sottoposti, il più delle volte.
Detto questo, cazzo, avete fatto 30, perchè non fare 31? In fondo qualche cazzotto, Mark Wahlberg, con tutti i soldi che ha, poteva anche prenderlo per bene...

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