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Pubblicato da Giuseppe Catalano

Mina è come la nutella. O la odi o la ami. Fa male, dicono, fa ingrassare, e poi, ma l'avete mangiata quando ve l'hanno propinata su una crepe calda? Tempo di arrivo al cesso? Manco Usain Bolt. Ecco, probabilmente l'impopolarità di questo post sarà pari a quella di chi dice che la nutella fa schifo. E infatti la nutella fa schifo. Certo, noi di schifezze ne mangiamo a bizzeffe, quindi a volte capita anche la nutella, ma non è che ci dobbiamo giustificare dicendo che è buona. No, fa schifo. Volete mettere un bel pezzo di cioccolata fondente? Di quella con il burro di cacao originale, senza lecitina di soia o stronzate del genere? Non c'è paragone. Così come non c'è paragone tra Mina e, che so, Sarah Vaughan o Betty Carter, per andare a una che ha un timbro di voce simile a quello di Mina. E non è che i paragoni sono azzardati, non li ho manco escogitati io. Lo dicono della tigre di cremona, o pantera? Non lo so, non me lo ricordo più. Non se lo ricorda manco lei, credo. Adesso, io non sto a dire che Mina fa schifo. Cioè, adesso si. Ma un tempo no, per niente. Finchè ha cantato con gioia, con tranquillità, con la voglia di farlo senza aver la presunzione di essere Mina, era una signora cantante. E ci fermiamo a quello, pur constatando che il personaggio è di assoluto rilievo. E poi a un certo punto qualcosa si è rotto. A furia di sentirselo ripetere, deve essersi convinta di essere qualcuno di particolarmente speciale, una specie di divinità forse. O forse al contrario ha cominciato ad averne abbastanza di esposizione, di celebrità. L'impresa eccezionale, dice Dalla, è essere normale. Mina normale non lo è stata più, evidentemente. E si vede, e si sente. Tralasciando questioni di forma fisica, sulle quali siamo gli ultimi a poter aver diritto di parola, discutiamo invece abbondantemente la forma vocale. Non vi siete accorti anche voi? Quella tonalità dolce, divertita, appassionata di un tempo a un certo punto si è trasformata in un gracchio, una cacofonia intonata, ma sempre cacofonica. Una bestemmia infilata in un breviario, versi che si ripetono come un mantra in cui la nota stonata si sente poco. L'increspatura di un vetro che piano piano si è allungata proprio come su un parabrezza. E alla fine il vetro è una ragnatela in cui rimangono appiccicati i nostri uditi rotti da quel gracchio. Sì, gracchio, non mi viene da definirlo altrimenti. Poi, per carità, la strategia, pensata o necessaria non importa, di nascondersi per sempre a chiunque, tenendosi lontata da radio tv e quant'altro se non per mediato mezzo è geniale. Amplifica il potere dell'immagine di Mina. Che però, a dispetto della sua mole, quando si appalesa diventa piccina piccina. La pubblicità della Barilla da lei recitata è seconda per odiosità solo a beato chi sofà. E l'ultima trovata, una specie di canzoncina natalizia hawaiana, un abominio. La si sente dappertutto. Makkalamekkimakka. Ma perchè? Ma cosa vuol dire? Ma che necessità c'è? E' evidente che non hai voglia di farlo, e per finire con un verso del sommo poeta: perchè lo fai?




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