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Pubblicato da Snake_Plissken


Lo confesso: aspettavo di vedere i Deftones dalla fine degli anni 90. Per vari motivi non ero mai riuscito a farlo, ma stavolta, giocando in casa, non potevo accampare alcun tipo di scusa. La preparazione inizia già all'acquisto del biglietto, due mesi prima del fatidico e, per alcuni versi, fatale 5 Dicembre. Nei giorni immediatamente precedenti il live i miei ascolti musicali (che ve lo dico a fare) sono stati monopolizzati dalla band di Sacramento. Il countdown iniziava a farsi serrato e con esso comparivano i soliti, pessimistici, presagi: Chino Moreno è grasso, non ha più voce; Chi Cheng è in coma...
Me ne sono fregato: alle 7 e mezza, con almeno un'ora d'anticipo sull'inizio del concerto, ero nei pressi dell'ex Palacisalfa, ora Atlantico, luogo deputato a questa specie di festa delle medie (sembrava d'essere tornati al Black Out di via Saturnia, con tanto di tute dell'adidas e pantaloni calati). Il gruppo d'amici con cui mi sono organizzato è numeroso e fomentato, i presupposti sono ottimi.
Ad aprire le danze ci pensano i 'cavalcanti' Coheed and Cambria, con il loro mix di prog, metal ed emocore. Suonano circa tre quarti d'ora, con poche pause e senza steccare: voce ed arrangiamenti scorrono fluidi, riuscendo a ricreare l'atmosfera tipica dei loro concept album. Claudio Sanchez è in gran forma, l'acustica è inaspettatamente all'altezza e, sebbene il locale non si sia ancora riempito, il quartetto statunitense riesce a coinvolgere tutti in un viaggio nel fantastico mondo concepito e descritto dal cantante/chitarrista della band. Gli ultimi 4 pezzi sono un crescendo di emozioni: Delirium Trigger scalda per bene la platea e la maestosa chiusura, affidata alla suite Welcome home, ci lascia piacevolmente colpiti e pienamente soddisfatti.
Il cambio palco è breve, circa un quarto d'ora, ma l'attesa è ormai febbrile. Vengono montate le pedane, il chè lascia presagire un Chino Moreno zompettino e molto vispo. Si spengono le luci e parte Rocket Skates, primo singolo tratto dall'ultimo lavoro della band californiana, Diamond eyes. E' il delirio: Chino entra in scena con vigore, la sezione ritmica, formata da Sergio Vega al basso (in luogo dello sfortunato Chi Cheng) e dall'ormai mitico Abe Cunningham picchia, precisa e potente, creando il groove necessario a riempire le atmosfere chitarristiche di Stephen Carpenter, sature di bassi, martellanti, ossessive. L'inizio non lascia il tempo di fiatare o pensare, perchè subito dopo parte Around the fur, uno dei pezzi che personalmente preferisco, seguito a ruota da My own summer, uno dei pezzi simbolo del nu metal, conosciuto anche perchè parte della colonna sonora di Matrix. Quando sembrerebbe il momento di rifiatare un attimo...ecco il quarto pezzo: Be quiet and drive, coverizzato anche dai Radiohead. Ormai il pubblico è conquistato, se proprio ce ne fosse stato bisogno.
Un inizio concerto di quest'intensità lo ricordo raramente, anche per quando riguarda gruppi più blasonati come Metallica o Iron Maiden. A metà live una doppietta emozionante: Digital Bath e Diamond Eyes, la title track dell'ultimo lavoro, lasciano a bocca aperta. Chino Moreno non perde un colpo: la voce non è certo quella di metà anni 90, ma non prende una stecca e non smette un attimo di saltare qui e lì o di andare a cantare col pubblico, se non quando deve imbracciare la chitarra.
Ci si avvia lentamente verso la fine, in uno splendido e lentissimo orgasmo musicale: i classici bene o male vengono snocciolati tutti, ma la punta più alta, come per i Coheed prima, si tocca con gli ultimi 4 pezzi: Minerva, le cui parole sono scandite dal pubblico insieme a Chino, è seguita a ruota dal pezzo più emozionante di tutta la serata: Passenger. Non c'è Maynard dei Tool, ma Chino Moreno canta impeccabilmente le sue parti; il pezzo è un lungo abbraccio di congedo al pubblico romano, entusiasta e partecipativo, che viene consumato con gli ultimi due pezzi: Change ed il superclassico Back to school. Il concerto finisce, il locale chiude e, ve lo confesso, per me è stato un viaggio negli ultimi 15 anni di vita, in cui ogni singolo pezzo dei Deftones è stato in parte colonna sonora di un mio ricordo. Sicuramente dopo questo live i ricordi sono aumentati e corroborati dalla bellissima sensazione di una sorta di cerimonia pagana, utile a rievocare il proprio passato.

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