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Pubblicato da Giuseppe Catalano

I gangsters sono figli della letteratura o la letteratura attinge dalla storia dei gangster?
Cambiano storie, ambientazioni e modi di rappresentarle. Ma il criminale rimane sempre un personaggio eroico, uno che è in credito con la vita ed esige il saldo anzitempo. Anzitempo, perchè sennò sto saldo quando arriva? Con la pensione? E ci credete ancora alla pensione? Vabbè, lasciando perdere visioni iperrealistiche sulle sorti dell'umanità, com'è che in ogni gangster movie sto gangster ha sempre qualcosa di cui vendicarsi col mondo? Non può essere semplicemente uno che ha scelto quella vita? E perciò mi viene il dubbio. Ma sti criminali, sono veramente così combattuti da lanciare una sfida al mondo intero serbando in sè un germe di salvazione universale, o è la letteratura ad averli resi così? Chè a pensarci bene, c'è del fascino anche in un personaggio che fa una scelta ben precisa a prescindere dal fatto che la nonna da piccolo se lo nascondesse sotto la gonna con tutta una serie di ricadute sulla psiche (mica me lo sono inventato, è in uno dei miei libri preferiti, anche se la faccenda comincia a essere stratrita e straritrita).
Fatto sta che ci sono una serie di ottimi motivi per guardare Nemico Pubblico (quanti film hanno questo titolo?). La fotografia del film non è uno di questi. La storia è bella, il personaggio, realmente esistito, più che affascinante, la trama avvincente, il finale addirittura splendido. Ma quella fotografia, un po' da serie di Hallmark, associata poi a un modo di girare alla Cloverfield e a un montaggio alla Alien vs Predator, decisamente stride. Il chè è segno di una scelta narrativa ben precisa da parte di un grande regista. Ma, inevitabilmente, stride. Anche se ha delle perle qua e là, nella precisione di certe inquadrature in cui la mitragliata scintillante viene esaltata come in un quadro, o gli inseguimenti matti a bordo di quelle carrette americane di inizio secolo. Davvero peccato, per un film in cui il pur bravo Johnny Depp fa troppo il bello e maledetto, e in cui finalmente si riascolta Christian Bale con un bel doppiaggio, dopo lo scempio di Batman Begins, che ho rivisto pochissimo tempo fa, in cui a prestare la voce all'attore è un inadattissimo Claudio Santamaria.
Nel cast una serie di attori di cui non ricorderete sicuramente il nome ma la faccia sì. Con una resa di tutto rispetto.
Sto John Dillinger si scopre essere diventato criminale, il più veloce e sicuro della storia, capace di rapinare una banca in 1 minuto e 40 secondi, dopo aver passato 9 anni al gabbio a seguito di una rapina in un drugstore da ragazzino che gli aveva fruttato 50 dollari. Per 50 dollari 9 anni? Sì, ma 50 dollari di inizio 900, mica di adesso. E allora in questi 9 anni Dillinger cova sto senso di vendetta verso il mondo, che una volta fuori lo porta ad evasioni spettacolari e colpi da prima pagina, tanto da diventare così tanto famoso da essere di ostacolo alla stessa mala, che all'improvviso gli volta le spalle e lui si trova a dover condividere la sorte con quel matto di George "Babyface" Nelson. Davvero bello bello bello il finale. Ma bello bello bello bello. Peccato per quella fotografia da b movie anni '90.

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