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Pubblicato da Giuseppe Catalano

Da qualche tempo circola su youtube, e dovunque sia possibile appiccicare i video di youtube, un accorato appello del bravo (bravissimo) attore Giuseppe Battiston contro quelli che lui chiama attori cani, quelli che sussurrano, la cui voce sembra lo sfiato di un termosifone. Che non alzano la voce perchè altrimenti si nota ancora di più che sono attori cani. Il video raccoglie consensi, un po' perchè Battiston è davvero bravo, un po' perchè dice qualcosa che a una parte di pubblico piace ascoltare. In realtà il trucco è l'ennesima riproposizione dello stereotipo dell'attore/attrice bello/bona e che perciò è artisticamente inadeguata. Cazzo sembro aldograsso.

In realtà quello che vorrei dire al caro Battiston e a tutti quelli che inneggiano a questo video, è che sono le stesse persone che lavorano e seguono e sostengono il cinema italiano contemporaneo. Una delle più basse forme di espressione dell'umanità. Persino in India, persino in Cina, ma anche in Turchia e a macchie anche nel terzo mondo c'è un'industria cinematografica migliore dell'italiana, dove ci sono attori cani perchè ci sono registi cani, produttori cani, editori cani. Dove tutto (cosa mi ricorda?) è lasciato all'improvvisazione, al caso.

Concetti base del linguaggio cinematografico come la profondità, il campo, il movimento, persino la soggettiva, vengono più o meno intenzionalmente ignorati, se non stravolti. Che ci starebbe pure se si fosse in grado di elaborare un linguaggio alternativo, una nuova codifica degli strumenti del linguaggio. Ma niente fa pensare che si stia andando verso questa strada. E intanto le uniche cose che si salvano, nel cinema italiano, sono i cinecocomeri e i cinepanettoni, e poco altro. Davvero poco altro. Poi ci si lamenta se a Venezia vince uno straniero. Se non vengono presi film italiani agli Oscar. Se ancora a Hollywood il cinema italiano è Fellini e De Sica. Che va bene, hanno fatto la storia. Ma sono passati 50 anni. Evi cinematografici. Al loro posto, il nulla.

Caro Battiston, il tuo monologo fa molto ridere. Ma al di là dei facili populismi (snob ma sempre populismi), tra gli attori cani che sussurrano e i grandi attori che rimangono schiavi di una loro interpretazione che continuano a proporci in tutte le salse (leggi Silvio Orlando, leggi Tony Servillo, leggi Fabrizio Bentivoglio, e potrei continuare) non saprei proprio chi scegliere.

 

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