Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog

Pubblicato da Giuseppe Catalano

Vedetela un po' come vi pare, ma a me sembra che la psicosi dell'America anni 2000 sia quella di esportare a tutti i costi la democrazia. Che sia a colpi di bombe intelligenti o con azioni di opposizione alla politica bombarola, l'intento è quello di dire sempre che tutto sommato la democrazia l'abbiano inventata loro. Che poi ateniesi a parte (e non è che abbiano fatto una fine gloriosa) nella storia è più o meno la verità. Tutto questo viene messo sullo schermo in un film fatto benissimo, in maniera magistrale direi, il che non significa che sia un ottimo film. C'è un attore favoloso, Sean Penn, e un'attrice stupenda, Naomi Watts.
Che lei sia un'agente della Cia che a un certo punto, per quanto costretta dagli eventi, diventa una paladina della libertà e della democrazia, ci risulta un pochino ostico da digerire. Che poi lui sia un ex diplomatico che si sia poi messo in proprio non si capisce bene a fare che, e che i due, a detta di lei, a un certo punto siano un po' corti a fine mese, risulta perfino ridicolo. Eppure pare che le cose siano andate davvero così. Se non fosse che non bisogna  mai credere a quello che viene trasmesso su uno schermo, piccolo o grande che sia, come
se fosse oro colato. Sean Penn è comunque grandioso in tutte le sue interpretazioni. Al contrario di tanti suoi colleghi, anche più accreditati, non propone mai la stessa salsa. Qui è un signore di mezza età, con tanto di pancetta e buona pace di tutte le spettatrici, che all'interno della coppia fa un po' il ruolo della casalinga disperata mentre Naomi Watts è il cowboy. Il rapporto tra i due diventa oggetto primario della seconda parte del film, ma forse si poteva raccontarlo un po' meglio. Però quant'è bravo Sean Penn. Uno che in ogni interpretazione si reinventa tirando fuori sempre qualcosa in più. Niente male per uno che a inizio carriera era famoso solo per essere il marito di Madonna.
Il film va visto solo per lui, anche se non ve ne frega niente della situazione in Iraq e Afghanistan, se andate al cinema solo per rilassarvi e non ve ne frega niente dei film impegnati. Se non volete vedere come in America sopravviva in qualche modo ancora oggi il fantasma del Maccartismo.  Insomma Fair Game è un film politico, e non è un complimento anche se fortunatamente non ha nulla di Michael Moore, e volendo essere buoni possiamo dire che è un film coraggioso.
Ma siccome non siamo buoni, allora diciamo che è molto buono soprattutto nelle fasi iniziali e per tutta la prima metà, in cui ricorda davvero un giallo anni 70 un po' alla Ipcress. Certo, raccontare una storia vera legata a un periodo storico molto discusso e di cui probabilmente si comincerà ad avere una visione chiara tra non meno di un secolo non è cosa facile. Eppure anche negli anni 60 si giravano ottimi thriller ispirati alla storia
contemporanea. Le missioni oltrecortina, i rapporti tesi tra oriente e occidente sono entrati un po' nella storia del cinema. Qua la trama è anche più complessa, e per chi non abbia prestato particolare attenzione alle vicende degli ultimi decenni è facile cadere in letargo o lasciarsi andare a impeti di retorica anti USA, cosa che pare vada molto di moda in certi ambienti culturali.
La seconda parte del film, poi, è un po' troppo lenta. E la cosa risulta un po' noiosa, alla lunga. La tensione del racconto si scioglie tra beghe politiche e situazioni sentimentali. Però il film è da vedere, oltre che per Sean Penn, per un tocco di regia attentissimo. Cose che in Italia ci sogneremo ancora tra 50 anni, temo. Un film basato quasi totalmente sulla parte parlata in cui il girato si integra alla perfezione nella resa del racconto. La camera non sta fissa neanche a sparare e il montaggio è accuratissimo. D'altronde il regista è uno che ce la sa di ritmo, e probabilmente la scelta di rallentare nella seconda parte del film è legata all'intento pseudodocumentario della narrazione. Peccato solo che la macchinetta automatica del cinema mi abbia affibbiato senza avvertirmi gli ultimi due posti disponibili in sala, quindi quelli in prima fila, a rischio mal di mare. La prossima volta prendo i biglietti tre ore prima, almeno.

Commenta il post